Pubblicato originariamente nel 2017 in Francia con il titolo Chroniques Lémuriennes e arrivato soltanto nel 2025 in lingua inglese grazie a Ludospherik Éditions, Lemurian Chronicles rappresenta il primo grande supplemento ufficiale per Barbarians of Lemuria Mythic+ Edition, storico gioco di ruolo sword & sorcery creato da Simon Washbourne. Si tratta di un volume da 136 pagine che amplia in maniera importante il mondo di Lemuria introducendo una nuova regione, culture inedite, creature, strumenti per il master e cinque avventure complete collegate tra loro da un forte filo conduttore atmosferico. Al momento il manuale non è disponibile in italiano.
Trovate qui la nostra recensione del manuale base di Barbarians of Lemuria.

Chi conosce già Barbarians of Lemuria sa bene quanto il gioco abbia sempre fatto della semplicità il proprio punto di forza. Poche regole, personaggi costruiti attorno alle carriere invece che a lunghe liste di abilità, combattimenti rapidi e una filosofia profondamente narrativa che punta tutto sull’evocare le atmosfere della sword & sorcery classica. Quello che spesso però manca ai giochi di questo tipo è un supporto capace di espandere il mondo senza snaturarlo, ed è proprio qui che Lemurian Chronicles riesce a sorprendere davvero, perché non si limita ad aggiungere materiale, ma prende l’anima stessa di Barbarians of Lemuria e la rende più concreta, più sporca, più viva e soprattutto molto più memorabile.
La prima cosa che colpisce sfogliando il manuale è senza dubbio il comparto artistico. Emmanuel Roudier realizza un lavoro impressionante, capace di trasmettere immediatamente il tono dell’ambientazione attraverso illustrazioni che sembrano uscite da vecchie pubblicazioni fantasy europee degli anni Settanta e Ottanta. Tutto appare ruvido, barbarico, quasi primordiale. I guerrieri non hanno l’aspetto lucido e perfetto del fantasy moderno, ma sembrano uomini stanchi, sporchi, consumati dal freddo e dalla violenza. Le città trasmettono decadenza, le creature inquietudine e le lande del nord sembrano davvero luoghi dimenticati dagli dèi. Anche l’impaginazione riesce a sostenere costantemente questa identità visiva, senza mai risultare pesante o caotica.
La prefazione di Simon Washbourne chiarisce subito quanto il progetto sia stato apprezzato anche dall’autore originale del gioco, e leggendo il volume si capisce immediatamente il motivo. Gli autori hanno compreso perfettamente quale sia il cuore di Barbarians of Lemuria, evitando completamente l’errore di trasformarlo in un’ambientazione fantasy troppo enciclopedica o eccessivamente dettagliata. Lemurian Chronicles aggiunge profondità senza mai perdere quella sensazione di avventura libera e selvaggia che caratterizza il gioco base.

La prima parte del manuale è dedicata al Calendario di Satarla, e già qui emerge chiaramente l’approccio intelligente del supplemento. Invece di limitarsi a descrivere festività e ricorrenze come semplice colore narrativo, il manuale trasforma ogni celebrazione in un potenziale motore di avventure. Le feste religiose, i giorni sacri e le superstizioni popolari diventano strumenti immediatamente utilizzabili al tavolo, contribuendo a dare una forte identità culturale al mondo di gioco.
L’esempio più riuscito è probabilmente il “Dark Day”, una giornata che si verifica ogni quattro anni durante la quale ogni legge viene sospesa completamente e la città di Satarla precipita nel caos assoluto. Le guardie cittadine abbandonano le strade, i crimini non vengono puniti e la popolazione si barrica in casa aspettando che l’incubo finisca. È una di quelle idee semplicissime ma incredibilmente evocative che da sole riescono a generare decine di spunti narrativi, tra vendette personali, assassinii, furti, regolamenti di conti e culti oscuri che approfittano dell’anarchia per agire indisturbati.
Anche il resto delle festività funziona molto bene, perché ogni celebrazione riesce ad aggiungere dettagli sociali, religiosi e culturali senza mai risultare prolissa. Il Fire Festival dedicato a Zalkyr, il Day of the Five Rains o le celebrazioni di Hurm riescono tutti a rendere Lemuria un mondo vivo, lontano dalla sensazione di “ambientazione generica fantasy” che spesso colpisce molti giochi sword & sorcery.

Molto interessante anche la presenza di piccoli semi di avventura legati alle feste religiose. Alcuni sono semplici spunti, altri invece sembrano già pronti per diventare sessioni complete. “For Whom the Bell Tolls”, ad esempio, con una setta di druidi che corrompe le campane sacre provocando violenza e follia tra la popolazione durante le celebrazioni di Hurm, riesce in poche righe a evocare atmosfere horror perfettamente coerenti con il tono del gioco.
La vera protagonista del manuale, però, è senza dubbio la regione del Khanate, una delle ambientazioni più affascinanti e riuscite mai pubblicate per Barbarians of Lemuria. Si tratta di una vasta terra settentrionale fatta di steppe infinite, foreste boreali, tundre ghiacciate e città decadenti, chiaramente ispirata a culture mongole, siberiane e cinesi, ma reinterpretata attraverso il filtro barbarico e crudele tipico della sword & sorcery.
La cosa che funziona meglio è il modo in cui il manuale costruisce continuamente tensioni culturali e politiche. I Ghatai, conquistatori nomadi delle steppe, dominano sui Xi Lu, antica civiltà urbana ormai decaduta dopo secoli di corruzione e lotte interne. Più a nord vivono invece i misteriosi Wei, popolo isolato delle terre ghiacciate, profondamente legato agli spiriti e ai segreti del nord. Ogni cultura possiede un’identità molto precisa, fatta non soltanto di caratteristiche meccaniche, ma soprattutto di usanze, religione, struttura sociale e mentalità.

Le nuove origini eroiche funzionano proprio perché riescono ad essere perfettamente integrate nel mondo di gioco. Un personaggio Wei non ottiene semplicemente bonus legati alla sopravvivenza o alla caccia, ma porta con sé tutto il peso culturale della propria gente, compreso il divieto imposto agli uomini di praticare magia o medicina. Allo stesso modo i Ghatai incarnano perfettamente il guerriero nomade delle steppe, cresciuto a cavallo e abituato a vivere in territori brutali e inospitali.
Le città del Khanate rappresentano probabilmente la parte più riuscita dell’intero supplemento. Khansan, capitale governata dall’élite guerriera Ghatai, è una città piena di tensioni politiche, lotte di successione, corruzione e superstizioni. L’idea del Garden of the Ancestors, dove le ossa dei defunti vengono utilizzate per costruire monumenti e strutture architettoniche, è una di quelle immagini capaci di imprimersi immediatamente nella mente del lettore.
Tor Xian rappresenta invece il volto più colto e decadente della regione, una città di studiosi, alchimisti, scribi e artisti che riesce a evocare atmosfere quasi da fantasy orientale weird, mentre Liu è probabilmente la località più avventurosa del manuale, un porto cosmopolita dominato da mercanti corrotti, traffici illeciti e criminalità organizzata.

Molto interessante anche la Hand of Jade, potente organizzazione commerciale che agisce contemporaneamente come corporazione mercantile, rete di spionaggio e struttura criminale. È uno di quegli elementi che un master può utilizzare facilmente come fulcro di un’intera campagna, grazie alla sua influenza economica e politica che si estende in gran parte di Lemuria.
Anche il bestiario, pur non essendo enorme, riesce a distinguersi grazie a creature estremamente evocative. L’Arctodus, gigantesco orso semi intelligente che vive in clan e utilizza strumenti rudimentali, è una presenza davvero inquietante, mentre l’Eucladoceros, enorme cervo mistico legato agli spiriti delle foreste, contribuisce a dare all’ambientazione quella sensazione di magia antica e incomprensibile che permea tutto il supplemento.
Il cuore vero del manuale resta però rappresentato dalle cinque avventure complete, tutte molto diverse tra loro ma accomunate da un fortissimo senso dell’atmosfera e da una scrittura estremamente funzionale al tavolo.

“Bored to Death” apre il volume con toni quasi horror, portando i personaggi su un’isola bloccata dalle tempeste dove una nobildonna annoiata ha deciso di sperimentare con la negromanzia. L’atmosfera decadente funziona benissimo e alcune scene riescono davvero a evocare il miglior fantasy weird classico.
⚠️ Spoiler Leggeri
La presenza del negromante murato vivo nelle profondità della fortezza rappresenta uno dei momenti più riusciti dell’intera avventura, sia dal punto di vista visivo che atmosferico.
⚠️ Fine Spoiler
“Männ’s Oldest Dream” è probabilmente lo scenario più interessante del manuale, una storia che parte come una semplice spedizione di salvataggio e si trasforma lentamente in qualcosa di molto più malinconico, ambiguo e disturbante, grazie soprattutto agli Uomini Alati e alle ossessioni del vecchio Zacharias Männ.
⚠️ Spoiler Leggeri
L’avventura riesce molto bene nel mettere i personaggi di fronte a un conflitto in cui non esiste davvero una fazione completamente innocente, lasciando spazio a decisioni morali interessanti.
⚠️ Fine Spoiler
“The Serpent Bride” cambia completamente registro e abbraccia una dimensione più esotica e pulp, tra rituali tribali, inseguimenti e creature mostruose nascoste nel cuore della giungla. È probabilmente l’avventura più cinematografica del volume.
“The Tower of Ajhaskar” rappresenta invece il lato più weird e oscuro della sword & sorcery, con una torre piena di segreti, magia corrotta e orrori sempre più inquietanti mano a mano che i personaggi procedono nell’esplorazione.
⚠️ Spoiler Leggeri
Il modo in cui l’avventura espande progressivamente la portata della minaccia funziona molto bene e riesce a trasmettere quella sensazione tipica della sword & sorcery classica, dove dietro ogni mistero si nasconde qualcosa di ancora peggiore.
⚠️ Fine Spoiler
“The Three Chests” conclude il manuale con uno scenario più politico e militare, focalizzato sui Kalukan e su una missione apparentemente semplice che si trasforma lentamente in un complotto molto più grande. L’idea di utilizzare personaggi appartenenti a una specifica fazione obbliga il gruppo a giocare in maniera diversa dal solito e contribuisce a dare personalità all’avventura.

Quello che colpisce particolarmente è quanto tutte le avventure riescano a rispettare il tono di Barbarians of Lemuria. Gli eroi non sono mai salvatori del mondo o figure eroiche nel senso classico del fantasy moderno. Sono mercenari, avventurieri disperati, vagabondi e guerrieri che finiscono coinvolti in situazioni terribili spesso più per necessità o avidità che per altruismo. Anche la magia viene trattata sempre come qualcosa di inquietante, oscuro e pericoloso, mai come semplice routine da high fantasy.
Dal punto di vista pratico il manuale è scritto molto bene, le informazioni sono organizzate in maniera chiara, le avventure risultano facilmente utilizzabili e il volume riesce continuamente a fornire idee che un master può espandere o riadattare per le proprie campagne.
Certo, chi cerca grandi espansioni meccaniche potrebbe restare deluso, perché Lemurian Chronicles punta quasi tutto sull’atmosfera, sull’ambientazione e sulla narrazione, ma sinceramente è difficile considerarlo un vero problema, perché il supplemento riesce perfettamente nel proprio obiettivo.

Lemurian Chronicles non è semplicemente una raccolta di avventure o un’espansione geografica per Barbarians of Lemuria. È uno di quei manuali che riescono a trasmettere continuamente immagini, odori e sensazioni, facendo venire voglia di prendere dadi, schede e iniziare immediatamente una campagna tra steppe ghiacciate, città corrotte, negromanti dimenticati e culti ancestrali. Riesce a catturare perfettamente quell’anima pulp, sporca e selvaggia che rappresenta il cuore della sword & sorcery classica, senza mai perdere di vista la giocabilità.
Ed è proprio questo il suo punto di forza maggiore, perché mentre tanti supplementi fantasy moderni finiscono per sembrare enormi enciclopedie da consultare più che mondi da vivere, Lemurian Chronicles riesce invece a ricordare continuamente che il gioco di ruolo dovrebbe prima di tutto accendere l’immaginazione.
Inoltre vale la pena segnalare che l’edizione fisica del manuale include anche alcuni extra decisamente interessanti per chi ama avere materiale da tavolo pratico e scenografico. All’interno si trovano infatti uno schermo del Game Master pieghevole in tre sezioni, in formato orizzontale 8.5” x 11”, con tabelle e regole utili per gestire avventure e campagne, oltre a una grande mappa a colori di Lemuria in formato poster 16” x 23”, davvero perfetta per immergersi ulteriormente nell’atmosfera del mondo di gioco.
Se amate Barbarians of Lemuria, questo manuale è praticamente obbligatorio. Se invece cercate un supplemento capace di mostrarvi quanto possa essere ancora potente oggi la vera sword & sorcery, quella fatta di misteri antichi, magia inquietante, eroi disperati e civiltà decadenti, allora Lemurian Chronicles è facilmente uno dei prodotti più interessanti usciti negli ultimi anni nel panorama fantasy.
*Copie fisica e digitale del manuale, fornite dall’editore in cambio di una recensione onesta.







