Pubblicato nel 2025 da Rinaldo Agostini, Vox Dei è un gioco di ruolo disponibile sia in italiano che in inglese che si inserisce nel filone OSR contemporaneo, rielaborando la struttura di Mörk Borg in una direzione molto più tematica e autoriale. Non è un semplice esercizio di stile, né un hack costruito su un’estetica forte, ma un progetto che utilizza una base riconoscibile per costruire un’esperienza centrata su fede, interpretazione e responsabilità, con un’identità molto marcata.
Al momento dell’uscita di questa recensione, è ancora attiva la campagna Kickstarter di Mala Tempora, la prima espansione di Vox Dei creata sempre da Rinaldo Agostini, ne abbiamo scritto qua.
Trovate l’edizione digitale di Vox Dei su DriveThruRPG a questo indirizzo ad € 12,76 (ora in offerta ad € 9,57) contenente i file in entrambe le lingue (italiano ed inglese) e su Itch.io, mentre le copie fisiche sono ordinabili on demand su Lulu ad € 33 in italiano e inglese.

Vox Dei è, prima di tutto, un gioco che prende la fede e la trasforma in un problema, non in una risposta. I personaggi non sono eroi, non sono salvatori, non sono nemmeno necessariamente “giusti”. Sono individui che si trovano a interpretare una volontà superiore che non si manifesta mai in modo chiaro, e proprio questa mancanza di chiarezza è il motore del gioco. La cosiddetta “voce” non fornisce istruzioni precise, non offre sicurezza, non garantisce che ciò che si sta facendo sia corretto. Al contrario, espone costantemente i personaggi al dubbio, e costringe i giocatori a prendere posizione.
Questo è uno di quei casi in cui il tema non è solo dichiarato, ma integrato nel sistema. Vox Dei non ti dice semplicemente “questo è un gioco sulla fede”, ti mette nelle condizioni di viverla come tensione, come attrito, come spazio di interpretazione. Ogni scelta ha un peso, e quel peso non è solo narrativo, ma anche strutturale, perché il sistema stesso è costruito per sostenere questa ambiguità.
Dal punto di vista editoriale, il manuale è molto solido. Si percepisce una forte cura nella costruzione del prodotto, sia nella versione italiana che in quella inglese. L’impaginazione è pulita, leggibile, senza eccessi, e questo è un aspetto importante considerando il tipo di contenuto. L’estetica richiama in parte l’impatto visivo di Mörk Borg, ma lo fa in modo più controllato, meno aggressivo e più funzionale alla lettura. Le illustrazioni sono coerenti con il tono, spesso disturbanti, sempre evocative, e contribuiscono a costruire un immaginario preciso senza mai risultare ridondanti.

Entrando nel sistema, la derivazione da Mörk Borg è evidente nella struttura di base, nelle meccaniche snelle e nell’approccio rules-light, ma Vox Dei si distacca in modo netto per quanto riguarda l’intento. Dove Mörk Borg punta molto sull’immediatezza, sul ritmo e su un nichilismo quasi ludico, Vox Dei rallenta e sposta il focus sulle conseguenze. Non è un gioco che spinge all’azione continua, ma a decisioni significative.
Le meccaniche di risoluzione sono semplici e veloci, ma il punto non è mai il tiro in sé, quanto ciò che quel tiro rappresenta. Il sistema funziona bene perché non si mette mai tra il giocatore e la scelta, ma interviene nel momento in cui quella scelta deve produrre conseguenze. Questo permette di mantenere un ritmo fluido, ma senza perdere peso narrativo.
Il cuore del gioco resta la gestione della voce divina. È qui che Vox Dei si differenzia davvero da molti altri titoli OSR. La voce non è un elemento decorativo, né un semplice strumento del Game Master, ma un dispositivo che entra attivamente nel gioco e ne modifica le dinamiche. Può essere interpretata in modi diversi, può essere fraintesa, può portare a decisioni discutibili, e soprattutto non offre mai una risposta definitiva. Questo crea una tensione costante, perché i giocatori non stanno solo decidendo cosa fare, ma stanno anche decidendo cosa significa ciò che fanno.

La creazione dei personaggi segue la filosofia OSR, quindi è rapida e diretta, ma riesce comunque a essere significativa. I personaggi sono definiti da pochi elementi, ma questi elementi sono sufficienti a costruire identità chiare. Non c’è bisogno di lunghe liste di abilità o opzioni, perché il focus è altrove. Ciò che conta è il rapporto del personaggio con la fede, con il dubbio e con il proprio ruolo. Questo rende i personaggi immediatamente giocabili, ma anche pronti a essere messi sotto pressione.
Un aspetto interessante è la fragilità dei personaggi. In linea con l’impostazione OSR, non sono resistenti, non sono progettati per dominare la situazione, e questo contribuisce a creare tensione. Ma in Vox Dei questa fragilità assume anche un significato tematico, perché riflette la loro condizione di strumenti imperfetti di qualcosa di più grande.
L’ambientazione è volutamente aperta. Il manuale non propone un mondo completamente definito, ma una serie di elementi, suggestioni ed archetipi che possono essere utilizzati per costruire il contesto. Questo approccio offre grande libertà, ma richiede anche un Game Master disposto a lavorare attivamente sulla creazione del mondo. Non è un gioco che si limita a funzionare da solo, ha bisogno di essere interpretato e costruito.

Il manuale supporta bene questo processo, offrendo indicazioni su come gestire il tono, il ritmo e le tematiche. C’è attenzione alla coerenza narrativa e alla gestione del tavolo, soprattutto per quanto riguarda temi sensibili. È un aspetto importante, perché Vox Dei non è un gioco neutro, e richiede un gruppo consapevole.
Dal punto di vista dei contenuti, il manuale non punta sulla quantità di materiale pronto, ma sulla qualità degli strumenti. C’è una sola avventura pronta, La Processione di Santa Giorgia, ma ci sono abbastanza spunti da permettere al gruppo di costruire le proprie storie. Questo lo rende meno immediato, ma molto più flessibile. È un gioco che premia chi vuole creare, non solo chi vuole giocare qualcosa di già pronto.
Il fallimento è gestito in modo interessante. Non è mai un semplice “non riesci”, ma un elemento che apre nuove possibilità. Questo è coerente con la filosofia OSR, ma in Vox Dei assume un valore ulteriore, perché si lega direttamente all’interpretazione della voce. Fallire significa anche mettere in discussione ciò che si credeva giusto, e questo ha un impatto forte sulla narrazione.

La componente simbolica è uno degli elementi più caratterizzanti. Vox Dei utilizza immagini, concetti e linguaggi legati al sacro in modo diretto, senza filtri. Non è provocazione gratuita, ma è comunque un territorio delicato. Il gioco non cerca di essere accessibile a tutti i costi, e questo è evidente. Serve un gruppo disposto a entrare in questo tipo di narrazione, altrimenti il rischio è di perdere gran parte dell’esperienza.
In termini di accessibilità, Vox Dei è semplice nelle regole ma impegnativo nell’approccio. Non è un gioco difficile da capire, ma è un gioco che richiede attenzione, interpretazione e coinvolgimento. Non funziona bene se affrontato in modo superficiale, ma può dare molto se il gruppo è disposto a entrarci davvero.
Il ritmo di gioco tende a essere variabile, ma generalmente privilegia momenti di intensità. Non è un gioco costruito su sequenze d’azione continue, ma su scene significative. Questo lo rende adatto anche a sessioni non troppo lunghe, purché il gruppo riesca a mantenere il focus.
Uno degli aspetti più riusciti è la coerenza complessiva. Vox Dei non ha elementi fuori posto, non ha meccaniche superflue, non ha parti che sembrano inserite per riempire. Tutto è costruito attorno alla stessa idea, e questo si percepisce chiaramente sia in lettura che al tavolo.

In conclusione, Vox Dei è un progetto fortemente autoriale che dimostra come sia possibile partire da una base come quella di Mörk Borg e trasformarla in qualcosa di personale e riconoscibile. Il lavoro di Rinaldo Agostini emerge con chiarezza in ogni aspetto del manuale, dalla scrittura al design, fino alla gestione delle tematiche. Non è un gioco per tutti, e non prova nemmeno a esserlo, ma è un gioco che sa esattamente cosa vuole fare e lo fa con grande coerenza. Ed è proprio questa precisione, oggi, a renderlo interessante nel panorama dei giochi di ruolo.
Grazie agli amici di No Dice Unrolled per averci segnalato il gioco, trovate la loro recensione di Vox Dei in italiano a questo indirizzo, mentre a questo indirizzo trovate la review in inglese.
*Copie digitali in italiano ed inglese e copia fisica in inglese fornite dall’autore in cambio di una recensione onesta.







