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Coffin Bound #1 – La Filosofia del Disastro – Recensione

Appena aperto la prima di copertina di Coffin Bound mi sono trovato davanti a quello che mi sembrava Il Corvo di James O’Barr nella sua versione sotto acidi. Poi sfoglio un po’ le pagine dell’albo, e sento una gran puzza un po’ di Sandman, un po’ di Mad Max.

 Mi ci è voluto poco per capire che la situazione era a dir poco interessante.

Coffin Bound #1
Coffin Bound
Editore:Image comics
Sceneggiatura:Dan Watters
Disegni:Dani
Colori:Dani
Copertina:Dani
Pagine:24
Prezzo:3,99 $
Data Di Uscita:7 Agosto 2019

Scritto da Dan Watters e disegnato da Dani, Coffin Bound è un’opera edita da Image Comics che definire borderline è solo un palliativo per evitare di trovarsi a voler dare un etichetta a qualcosa che strizza l’occhio a miriadi di elementi e generi diversi, in una commistione che fa ben sperare anche il più freddo lettore.

All’interno di un panorama post-apocalittico, la storia di Coffin Bound ci mette immediatamente in contatto con Izzy, la giovane quanto caustica protagonista della storia.

La sua situazione, quando la incontriamo già non è delle migliori, ma che può solo peggiorare quando una strana figura con un avvoltoio in gabbia al posto della testa (si, proprio così) le annuncia che la pacchia è finita. Gli avvoltoi volano intorno ai morenti, e Izzy è una di quelli, visto che è ora bersaglio della creatura più temibile della terra, l’Eartheater.

Questa incarnazione del potere distruttivo di un pianeta in ginocchio non ha mai mancato un obiettivo, e pare che dei criminali abbiano designato come suo prossimo proprio Izzy, che però non sembra perdersi particolarmente d’animo (per quanto animo abbia mai mostrato) e poco dopo la notizia del fatto lascia la sua casa.

Non sta fuggendo. Sta viaggiando, dice, e di certo si sta godendo la compagnia del compagno avvoltoio, che un po’ inquietantemente non smette di seguirla. Nel frattempo i lettori, rapiti dalla narrazione, cercano di capire cosa diavolo Izzy abbia in mente di fare.

La cosa che colpisce maggiormente di Coffin Bound è come l’opera metta in scena personaggi e artefatti riconducibili ad un concetto astratto, reso in maniera più fisica e distopica che mai.

Il destino, tematica quantomeno fumosa, prende qui forma e accompagna la protagonista in maniera leggera, dando modo di fare nascere dialoghi che trascendono la contingenza stretta, per sfociare nell’astratto.

Altro perfetto esempio di questa meccanica che dà vita all’universo narrativo, rendendolo più interessante che mai, è la pistola di Izzy: un catorcio che sta insieme per scommessa ma con la quale la protagonista riesce a falcidiare un gruppo di sicari più numerosi e meglio armati, venuti per reclamare la sua testa, tanto ambita.

La pistola non sembra neanche sparare, mentre Izzy con le labbra mima il suono che fa l’esplosione del colpo, e la pistola, trasposizione fisica e scalcinata dell’Idea stessa di arma da fuoco, di fatto, uccide.

Nessuno spiega ancora per ultimo la natura dell’Eartheater, ma dalle poche vignette di cui è protagonista lo scopriamo diverso da un semplice killer: presentato con la personificazione della terra, che abbiamo già visto distrutta, l’essere rappresenta l’idea stessa di caccia, omicidio. Un sicario che non fallisce mai, così spirituale da essere una sola cosa con il pianeta, ma allo stesso tempo terribilmente materiale al punto da poter essere “settato” su un bersaglio piuttosto che un altro da qualche criminale. È proprio questo tipo di dualismo tra contingenza e astrazione che rende Coffin Bound un’opera così ricca di fascino

Dal punto di vista artistico, le illustrazioni dell’albo appaiono graffianti e terribilmente dirette, grezze nel loro raccontare un mondo distrutto e perfettamente espressive quando ritraggono i personaggi che in questo mondo si muovono.

I colori usati sono di un impatto incredibile: facendo grande uso di tonalità contrastanti, ogni vignetta riesce ad essere il giusto disturbante, e mettere a disagio il lettore a contatto con la distopia dell’universo narrativo.

In conclusione, non c’è da stupirsi se Coffin Bound è riuscito a colpire così pesantemente in maniera positiva e in così poco tempo i suoi lettori: la formula messa in campo da Watters e Dani Riesce ad essere fresca, interessante e mai gravosa, nonostante la sua narrazione si rifaccia ad un background astratto e il suo comparto artistico sia studiato come per tirare un pugno in faccia al pubblico

Ogni elemento del prodotto riesce ad agire da valore aggiunto in un’orchestra dove ogni strumento è un solista focale, e il risultato nel complesso è di fattura magnifica.

In attesa di vedere come si dipaneranno le avventure di Izzy, i lettori di tutto il mondo hanno un bel po’ a cui pensare mentre con l’acquolina in bocca aspettano il prossimo volume di Coffin Bound.

Coffin Bound

8.2

Voto Serial Gamer

8.2/10

Pro

  • Dualità tra astratto e materiale
  • Illustrazioni d'impatto

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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