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Wolfenstein: Youngblood – A Parigi con le figlie di Terror Billy – Recensione

Disponibile dallo scorso 26 luglio per PC, PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch, Wolfenstein: Youngblood è uno spin-off della serie regolare della storica saga sparatutto sviluppato da Machine Games e Arkane Studios e pubblicato da Bethesda, in cui vestiremo i panni delle due figlie, Jessie e Sophia, di William “B.J.” Blazkowicz circa 20 anni dopo la fine delle vicende del secondo capitolo.

Maciullare nazisti per tutta Parigi

Subito dopo il breve filmato introduttivo, che ci mostra alcuni momenti “famigliari” delle due gemelle mentre vengono addestrate dal noto padre e dalla madre Anya, scopriamo che Terror Billy è scomparso e che le sue tracce si sono perse nel vecchio continente, precisamente a Parigi, una delle più importanti roccaforti naziste. Una volta arrivate in città, le due sorelle entrano in contatto con la resistenza francese ed iniziano a collaborare per cercare indizi sulla posizione del padre.

La trama si sviluppa in una serie di missioni principali e secondarie che ci porteranno a liberare la capitale francese in una dozzina d’ore, con una struttura narrativa del tutto simile a quella dei due capitoli principali della saga.

La principale differenza con Wolfenstein: The New Order e Wolfenstein II: The New Colossus è però la possibilità di giocare l’intera storia in cooperativa, feature che fa il suo esordio assoluto in Youngblood e che ci permette di giocare con un amico della nostra lista o con uno sconosciuto online, sfruttando tutte le abilità a disposizione delle due belle sorelle. Dopo un breve prologo che consiste in una missione introduttiva, ci potremo spostare dalla base della resistenza nelle fogne nelle altre zone della città attraverso i tunnel della metropolitana. Le missioni principali e quelle secondarie ricalcano tutto sommato quanto già visto in The New Colossus con la raccolta di oggetti, l’attivazione di macchinari e dispositivi o il salvataggio di alcuni membri della resistenza o la liberazione di alcune zone. A queste si aggiungono le missioni ambientate negli edifici principali del comando nazista a Parigi, denominati Brother, che hanno una difficoltà decisamente maggiore e ricordano un po’ i raid degli shooter online in quanto a meccaniche. Sarà possibile inoltre accettare alcune sfide, parlando con specifici NPC nella base, che si dividono tra giornaliere e settimanali e che permettono di raccimolare punti esperienza e monete. Progredendo con i livelli sarà possibile sbloccare, attraverso specifici punti, quattro rami di abilità () e con le monete invece tutti gli accessori per il nutrito arsenale bellico a disposizione di Soph e Jess, anche in questo caso molto simile a quello già visto nei due precedenti capitoli. Inoltre la mappa, molto più aperta rispetto al passato consente una maggiore esplorazione e un’assoluta libertà sull’ordine in cui svolgere le missioni, scoprendone anche di nuove in giro per i vari scenari di Neo Parigi e i suoi sotterranei.

All’inizio della nostra avventura potremo scegliere una delle due protagoniste e scegliere con quale abilità iniziare, tra uno scatto in grado di travolgere nemici e distruggere determinate zone degli scenari o un’invisibilità temporanea; le abilità non scelte inizialmente potranno comunque essere sbloccate spendendo successivamente i punti necessari e le due sorelle non hanno differenze, se non estetiche, a livello di gameplay.

Uccidere i nazisti non cambia mai

A livello di gameplay Wolfenstein: Youngblood non si discosta dai suoi predecessori e se avete giocato i precedenti capitoli di Machine Games vi troverete subito a vostro agio pad alla mano, con la possibilità di agire in maniera furtiva oppure di esplorare le ambientazioni armi alla mano lasciando una scia di piombo e sangue nazista per le strade di Parigi. Quello che cambia, oltre alla possibilità di giocare, come detto sopra, l’intera storia in coop (o in single player lasciando l’altra sorella nelle mani dell’IA, che si dimostra più che soddisfacente) è la maggiore verticalità delle mappe ed un incrementato numero di vie nascoste e secondarie, che offrono ancora più approcci possibili per affrontare le missioni, principali o secondarie che siano.

Ritornano la classica ruota delle armi in cui si troveranno tutte le bocche da fuoco sbloccate, la possibilità di lanciare il coltello o l’ascia e di usare un’arma per mano e anche le abilità sono pressoché le stesse di The New Colossus grazie alle armature indossate dalle due belle protagoniste.

I nemici più potenti del gioco hanno una corazza che ci costringerà ad utilizzare l’arma più adatta alle varie tipologie di nazista e le due sorelle, oltre ovviamente a dover cooperare per seminare morte e distruzione, attivare interruttori ed aprire determinate porte, hanno a disposizione le “Vite Condivise”, che si possono trovare in determinate scatole disseminate negli scenari e che permettono, una volta a terra, di non attendere l’arrivo della gemella per essere rianimati o di non far scadere il timer che una volta esaurito porta alla fine della partita e al riavvio dall’ultimo checkpoint e una serie di “Cenni d’intesa” che attivano determinati bonus temporanei ad armatura o salute.

A livello grafico invece, Machine Games ed Arkane Studios hanno ottimizzato in maniera molto buona il solito ID Tech, motore grafico già utilizzato nei precedenti capitoli. La modellazione poligonale, così come le ambientazioni e gli effetti particellari, sono di ottima fattura e ricordano anche in questo caso quanto già visto in The New Colossus. Il framerate rimane stabile sia su Xbox One S che su Xbox One X e su quest’ultima la risoluzione arriva a 4K mentre sul modello precedente, così come su PS4, a 1080p. Anche nelle scene più frenetiche e con più nazisti a schermo non abbiamo riscontrato particolari rallentamenti e il gioco si mantiene fluido in ogni occasione.

In conclusione, Wolfenstein: Youngblood è uno shooter davvero validissimo, che saprà coinvolgere e si farà amare dai fan della saga e dagli appassionati del genere, con una colonna sonora di altissimo livello ed un ottimo doppiaggio in italiano che a livello di narrazione non differisce molto dai due suoi predecessori. L’unica pecca è che i personaggi, tanto le sorelle protagoniste della storia che i comprimari e i “villain” non sono particolarmente dettagliati ed un pochino si sente la mancanza del protagonista iconico della saga, ma la possibilità di giocare in cooperativa sopperisce in parte a questa lacuna. La rigiocabilità infine è molto alta, vista la quantità di missioni secondarie e di collezionabili e di “segreti” disseminati nel vasto scenario di Neo Parigi.

*Versione testata: Xbox One su Xbox One S e Xbox One X grazie ad un codice digitale fornito dal publisher.

Wolfenstein: Youngblood

8.6

Grafica

9.0/10

Gameplay

9.5/10

Trama

7.5/10

Longevità

8.0/10

Sonoro

9.0/10

Pro

  • Il solito gameplay di Wolfenstein
  • Ottimo comparto grafico/sonoro
  • Gioco in cooperativa molto valido e divertente
  • Verticalità degli scenari

Contro

  • Manca Terror Billy
  • Scarsa caratterizzazione dei personaggi

Paolo Lorenzini

Editor in chief di Serial Gamer, dopo anni di gavetta su diversi portali videoludici ne crea uno nuovo perché crede in un'informazione libera ed obiettiva.

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