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Il Tuttofare: L’opera buffa di Valerio Attanasio – Recensione

Smetto Quando Voglio è una trilogia molto importante nel cinema italiano, essa non solo ha dimostrato al mercato nostrano come si potesse unire la qualità ottima di prodotti audiovisivi, a un’operazione commerciale, ma ha generato un’altra pellicola sulla medesima lunghezza d’onda. L’esordio alla regia di Valerio Attanasio, co – sceneggiatore del primo Smetto Quando Voglio, recupera alcuni elementi della saga appena citata e realizza un lungometraggio molto interessante. Il Tuttofare racconta con una messa in scena infatuata dagli attori, una relazione tra Maestro e Allievo dove la meglio gioventù si confronterà con un trentenne idealista e ingenuo. Sergio Castellitto e Guglielmo Poggi interpretano perciò due generazioni lontane, costrette a collaborare per avere ciò che si desidera, in cui gli incontri e scontri faranno luce sul rapporto quasi a senso unico tra due uomini molto diversi.

Essere il praticante legale di uno stimato penalista come Toti Bellastella è un inferno e Antonio Bonocore ne sa qualcosa. L’autorevole avvocato non si limita a far svolgere compiti ordinari al suo allievo, ma sfrutta il suo ruolo per ogni desiderio, impartendogli mansioni di ogni tipo, dalla cucina allo sposalizio in cambio di un contratto importante e decisivo. Stanco di una gavetta senza risultati, Antonio Bonocore accetta l’offerta di Bellastella, mettendo in moto eventi che prenderanno un’evoluzione impetuosa, fino ad arrivare al celebre Dies Irae tratto dal Requiem di Giuseppe Verdi. Il sodalizio di questi due maschi troverà nella pellicola un legame distruttivo, ma forse anche creatore di possibilità lavorative; l’affascinante personaggio interpretato da Castellitto è pericoloso, ma potrebbe offrirti una vita migliore, in cui potere e ricchezza circonderanno il tuo quotidiano.

I toni del lungometraggio ricordano moltissimo l’opera buffa mostrata in Il Tuttofare, difatti tutti lo vogliono quel ruolo, quell’opportunità di camminare insieme e forse un giorno sostituirsi al penalista, ma la meglio gioventù e in special modo Bellastella, ti sorprende continuamente; egli non si arrende mai e dopo mille difficoltà, non solo ritorna in gran forma, ma migliora la sua situazione politica. Nell’opera prima di Valerio Attanasio quel giovane idealista, in veste di praticante, corre contro degli eventi che potrebbero segnare una sconfitta capace di peggiorare il suo futuro.

Sapendo di aver un attore molto esperto, il cineasta lascia tantissima libertà a Sergio Castellitto, il quale è immenso nel film e la sua prova attoriale è derivativa da quei mostri sacri che devono essere studiati; De Sica, Tognazzi e Gassman sono solo alcuni esempi di come approcciarsi a un ruolo così complesso. La scrittura del regista conduce quei personaggi in un vortice che sembra non aver fine, anzi forse finisce anche troppo in fretta e non approfondisce alcune dinamiche; gli aspetti famigliari di Antonio Bonocore sono espressi ma lasciati più in secondo piano. Un ottimo esordio in cui gli attori sono seguiti dalla macchina da presa, consapevole di mostrare due grandi interpretazioni irresistibili e affascinanti, raccontando un legame potente tra due corpi in contrasto.

7.6

Regia

7.0 /10

Fotografia

7.0 /10

Montaggio

7.5 /10

Interpretazioni

8.5 /10

Sceneggiatura

8.0 /10

Pro

  • Eccellenti interpretazioni
  • Ottima scrittura

Contro

  • Qualche dinamica narrativa poco approfondita

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