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Call of Duty: WWII – Ritorno alle origini – Recensione

Dopo la deriva sempre più sci-fi delle ultime produzioni, Sledgehammer Games era chiamata a riportare lo shooter annuale di Activision alle origini, con l’atteso Call of Duty: WWII, che riporta il brand nella seconda guerra mondiale dopo qualche anno. Era infatti dal novembre del 2008, con Call of Duty: World at War che l’iconico sparatutto non proponeva la formula con cui la saga è iniziata ed i combattimenti con i nazisti che hanno messo a ferro e fuoco l’Europa negli anni ’40 durante il secondo conflitto mondiale: scopriamo com’è questo nuovo tuffo nel passato, nella nostra recensione approfondita.

Fratellanza in guerra

Come tutti gli anni, da oramai diversi capitoli, l’offerta di Call of Duty: WWII propone ai giocatori tre modalità: la campagna in single player, la modalità co-op Zombie Nazisti ed il multiplayer.

Per la campagna in single-player gli sviluppatori hanno deciso di non rischiare troppo, riproponendo le principali battaglie a cui hanno preso parte gli Stati Uniti, quasi tutte già proposte in passato dal brand nei quattro capitoli dedicati alla WWII, partendo dallo sbarco in Normandia, reso spettacolare e drammatico a livello visivo-sonoro e affrontato dal punto di vista della squadra del I°Plotone di fanteria dell’esercito USA, con protagonista principale il soldato Ronald “Red” Daniels, soprannominato “Il Campagnolo” per le sue origini texane, assieme ai suoi commilitoni Robert Zussman, migliore amico di origine ebraiche di Daniels, il sergente William Pearson, il burbero comandante in seconda del team, capitanato dal tenente Joseph Turner. Mentre la trama è incentrata sul rapporto tra questi soldati e sul loro ruolo chiave nell’avanzata nel fronte tedesco, dallo sbarco in Normandia alla conquista dell’ultimo ponte sul Reno, punto focale della sconfitta dell’armata nazista, e molto guidata e cinematografica come nei precedenti capitoli, le dinamiche di gameplay differiscono in maniera più marcata con il recente passato, proponendo una cooperazione necessaria con gli altri membri del team gestiti dall’IA. Ognuno dei nostri commilitoni infatti potrà, a seconda della missione e man mano che progrediremo nella storia, fornirci supporto: Zussman può fornire kit medici, Pearson indica la posizione dei nazisti sul campo di battaglia, inoltre sarà possibile ricevere granate tattiche ed esplosive e in determinate occasioni il fumogeno per richiedere il supporto aereo. Alcuni capitoli, in totale sono 11, offrono degli obiettivi secondari, con diverse occasioni di usare tattiche più furtive e stealth e alcune spettacolari parti sui mezzi, aerei e di terra che diversificano ottimamente il gameplay e rendono decisamente più appagante l’esperienza di gioco. Altra differenza con i capitoli precedenti è l’assenza della rigenerazione automatica anche nei livelli di difficoltà facile e medio, che obbliga i giocatori a fare attenzione e a utilizzare le varie possibilità offerte dai compagni gestiti dall’IA, e che impediscono di poter correre con le armi spianate sperando di riuscire a terminare così la missione. Inoltre ad aumentare la rigiocabilità, oltre ai classici collezionabili sparsi un po’ ovunque, si aggiungono le Azioni Eroiche, dovremo salvare soldati feriti a volte trascinandoli dietro una copertura, a volte rilanciando una granata nemica con il giusto tempismo.

A livello narrativo la campagna è ben studiata e permette ai giocatori di affezionarsi ai personaggi, un po’ stereotipati ma tutto sommato ben caratterizzati,  riuscendo anche ad affrontare tematiche forti e a ben mostrare alcune delle nefandezze dei nazisti durante il regime di Hitler: è tutto sommato comprensibile che gli sviluppatori abbiano preferito affrontare battaglie anche già viste ma fondamentali per il conflitto e per la presenza dell’esercito USA, visto che a differenza di Electronic Arts (con Battlefield 1 sulla prima guerra mondiale) Activision non è una società fortemente radicata nel nostro continente. Non bisogna comunque sottovalutare l’importanza “didattica e formativa” di questa produzione che propone una trama sì romanzata, ma perfettamente integrata nelle storia reale, e per le nuove generazioni il medium videoludico potrebbe magari restare più impresso nella memoria di un libro o di un documentario,  visto che non hanno la “fortuna” di avere, come i miei coetanei trenta/quarantenni, dei padri e dei nonni che quella guerra l’hanno combattuta per davvero, e non solo attraverso un joypad.

La campagna resta comunque vincolata molto ai classici “binari” che permettono di avere una spettacolarizzazione cinematografica durante tutta la durata, di circa 10 ore totali; l’IA artificiale, a livello medio, esperto e veterano è soddisfacente, sia nelle fasi stealth che in quelle più frenetiche, dove cercherà di accerchiare il team del giocatore fornendo fuoco di supporto e sovente arrivando a vere e proprie ondate. Il limite chiaro  di questa formula “scriptata” è che l’assenza di vaste zone esplorabili impedisce la libertà d’azione che offrono shooter come Ghost Recon Wildlands o Destiny 2, ed è forse questo uno dei motivi per cui il franchise di Call of Duty ha una bassissima percentuale di giocatori che finisce l’esperienza in single player e una community quasi esclusivamente dedicata al multiplayer e alla modalità coop Zombie.

Parlando proprio di Zombie Nazisti, come al solito il cast di protagonisti principali (altri sei personaggi sono sbloccabili) è sensazionale, e nello specifico composto da: David Tennant (Doctor Who) nei panni di Drostan Hynd, Ving Rhames (Pulp Fiction) in quelli di Jefferson Potts, Katheryn Winnick (Vikings) è Marie Fischer, Elodie Yung (Daredevil) è Olivia Durant, mentre Udo Kier (Blade) è il Dottor Peter Straub.

I quattro protagonisti sono alla ricerca di quadri rubati dai nazisti e del fratello di Marie Fischer, Klaus, coinvolto in strani esperimenti. Dovremo affrontare l’epidemia di Zombie Nazisti, da soli o in cooperativa con altri tre giocatori ad ondate, come negli scorsi capitoli, ma Sledgehammer torna a toni molto più tenebrosi e macabri, rispetto a quelli scanzonati e umoristici delle modalità con i non-morti degli ultimi tre-quattro Call of Duty, provocando più di un sussulto, dovuti anche ad una migliore IA dei morti viventi e ad una migliore varietà.

L’area disponibile  al lancio è molto variegata e piena di segreti, porte, easter-egg e citazioni, i personaggi possono scegliere una delle 4 classi (Attacco, Supporto, Medico e  in cui progredire con i livelli e sbloccare nuove abilità ed equipaggiamenti, tra cui i consumabili ottenibili via “rifornimento” aereo nell’Quartier Generale della modalità multiplayer, di cui vi parleremo poco più in basso. Come al solito le uccisioni e il sopravvivere alle ondate fornisce moneta necessaria ad acquistare le armi e le munizioni disseminate nelle stanze, ad aprire le porte, sbloccare trappole e potenziare armamenti e corazza. Senza spoilerare ulteriormente parti di trama e/o dettagli, dopo la nostra prova approfondita siamo molto soddisfatti di questa modalità zombie, che si rivela una delle più divertenti e immersive del brand.

Per il comparto multiplayer, cardine della produzione, i ragazzi di Sledgehammer hanno fatto esattamente quanto chiesto dalla community, ovvero snellire il gameplay togliendo tutti gli accessori futuristici, limitando così le linee di tiro nemiche possibili, escludendo anche i doppi salti e limitando i silenziatori alle mitragliette. La principale novità del comparto online di WWII è il Quartier Generale, un hub interattivo in cui è possibile prendere gli Ordini, missioni giornaliere e settimanali che consentono di sbloccare punti esperienza e casse di rifornimenti, ricevere corrispondenza (oggetti sbloccati e la paga, di 100 Crediti Armeria ogni quattro ore) e visitare fisicamente i vari NPC, tra cui: il Furiere dove acquistare o guardare i collezionabili in nostro possesso e prendere Contratti (missioni a tempo acquistabili con i Crediti Armeria), prestigiare il proprio livello (dopo aver raggiunto il level cap fissato a 55) l’arma o la Divisione; infine sarà possibile giocare 1vs1 con gli amici e sfidarli nel poligono, per ingannare l’attesa tra una partita e l’altra. Ogni nostra classe avrà una Divisione d’appartenenza con abilità specifiche, a scelta tra la Fanteria (con vantaggi usando i fucili d’assalto), l’Aviotrasportata (con vantaggi utilizzando i mitra leggeri), Corazzata (con i mitragliatori pesanti), Montana (con i fucili di precisione) e Spedizionieri (fucili a pompa). I personaggi sono ampiamente personalizzabili con una decina di volti tra maschili e femminili, decine di divise speciali ed elmetti sbloccabili e gli accessori, limitati ovviamente all’epoca della seconda guerra mondiale, con mirini reflex e ACOG 4x, proiettili perforanti, impugnature e canne diverse per i fucili e diversi tipi di granate, dalle semtex, alle classiche frammentazione, dalle mine Bouncing Betty alle accecanti e stordenti. Anche le ricompense sono quelle classiche, dal missile guidato alla richiesta di un pilota da caccia passando per le classiche ricognizioni aeree e controspionaggio, ed in generale non sbilanciano le partite né in Veterano né in Recluta.

Le modalità di gioco sono nove, tra cui le classiche DeathMatch a Squadre, Cerca e Distruggi, Dominio, Cattura la Bandiera, Uccisione Confermata, Tutti contro Tutti e Postazione, con la novità di Guerra, ad obiettivi e fasi con una squadra in difesa ed una in attacco con diverse fasi tra cui  una in cui gli attaccanti dovranno scortare il carro armato, e di Football, che è una rivisitazione di Uplink in chiave meno tecnologica. In Veterano sono disponibili solo Uccisone Confermata, DM a Squadre, Dominio e Cerca e Distruggi. Le mappe sono in totale 9 (più quella bonus ottenibile con il pre-order o il season pass) più tre appositamente dedicate a Guerra, le uniche veramente enormi per il brand, le altre sono tutte ispirate e abbastanza ben bilanciate tra spazi chiusi ed aperti, passando dalla nave USS Texas a Sainte Marie du Mont (villaggio francese) ai London Docks  e le foreste delle Ardenne.

Le ricompense, ottenibili con casse di rifornimento di diversa rarità spedite direttamente dal cielo all’hub di gioco, offrono solo componenti estetiche che non sbilanciano in alcun modo il gameplay del gioco.

Una WWII degna degli hardware di nuova generazione

A livello grafico, sia su PlayStation 4 Pro che su Xbox One S la campagna è decisamente ben riuscita, con ottimi modelli poligonali e filmati resi ancora più realistici da un’ottima fase di motion capture con attori veri, le ambientazioni sia francesi che tedesche sono ottimamente create e gli effetti luce e particellari sono davvero degni di nota, come al solito la componente multiplayer è un po’ più spoglia, per permettere una maggior fluidità, ma così facendo il gioco mantiene stabilmente i 60fps di frame-rate in tutte le modalità (su PS4 Pro) e non ho riscontrato cali significativi in nessuna occasione.

Il comparto audio è impreziosito da una colonna sonora davvero di altissimo livello, con brani orchestrali e strumentali adatti alle situazioni proposte nella campagna ed ottimi campionamenti degli effetti; anche il doppiaggio in italiano è davvero di ottimo livello, soprattutto per quanto riguarda i personaggi principali. I primi giorni dopo il lancio il matchmaking nell’online era poco stabile e causava soventi crash, soprattutto in party con amici e impiegava molto tempo a cercare le partite, mentre ora la situazione è molto migliorata con una patch correttiva.

In conclusione, il ritorno all’ambientazione originale del franchise e ad un multiplayer più tradizionale e snello riporta il brand di Activision sul giusto binario, dopo una deriva sci-fi non condivisa pienamente né dai fan né dalla critica, fornendo un’ottima campagna single player, emozionante e cinematografica, ad accompagnare un multiplayer solido e frenetico al punto giusto e una delle modalità zombie più riuscite e divertenti di questa generazione di hardware, che farà sicuramente felici i moltissimi fan a cui questo Call of Duty: WWII è assolutamente consigliato. Ovviamente CoD ha un gameplay molto arcade e frenetico, come sempre, e quindi non è consigliato a chi cerca un FPS tattico, anche se la modalità Guerra, se ben sviluppata e implementata nei futuri DLC, è un ottimo passo in questo senso da parte di Sledgehammer e Activision.

*Versione testata: PlayStation 4 Pro grazie ad un codice digitale fornito dal distributore italiano.

Call of Duty: WWII

Call of Duty: WWII
8.4

Trama/Ambientazione

8/10

Gameplay

9/10

Grafica

9/10

Sonoro

9/10

Longevità

9/10

Pro

  • Campagna emozionante e longeva
  • Multiplayer tornato snello e divertente
  • Modalità Zombie ispirata

Contro

  • Qualche problema con il matchmaking

Paolo Lorenzini

Editor in chief di Serial Gamer, dopo anni di gavetta su diversi portali videoludici crea un nuovo portale perché crede in un'informazione libera e obiettiva.

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