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Battle Riders: quando “donne e motori” diventa “armi e motori” – Recensione

Battle Riders

Frenetico e divertente, Battle Riders è un indie game di guida arcade. Frenetico perché in pochi passi ti ritrovi in pista a lottare come in una gabbia di leoni. Divertente perché c’è la possibilità di spazzare via gli avversari con le armi. Ma cerchiamo di scavare un po’ tra le caratteristiche di questo titolo, che non è per nulla semplice.

“Ci serve un’armatura più spessa”

Come funziona questo gioco? Beh, l’idea di base è quella di far gareggiare veicoli in pista per un determinato numero di giri, divertendosi a vederli saltare in aria.

Per fare ciò, avrete a disposizione armi e upgrade da selezionare prima della partenza, ed ulteriori potenziamenti lungo il corso della gara infatti, una volta scelta l’auto, questa sarà personalizzabile nelle sue parti più superficiali. Dovrete scegliere un’arma destra ed una sinistra, uno scudo, elementi aerodinamici e la skin/colorazione. Gli scudi e gli upgrade aerodinamici influiranno sulle uniche due caratteristiche della vettura: Armatura e Velocità.

Una volta acquistati rimarranno vostri per sempre ma solo per il veicolo per il quale li avete comprati, al contrario delle armi. Esse infatti, dovranno essere comprate di gara in gara, scelta discutibile e devo dire anche frustrante (sì perché guadagnare i “big money” non è per nulla una cosa rapida) ma sicuramente volta ad aumentare la longevità generale del gioco.

Wow, ma che bellina questa vetrina!

Parliamo della varietà degli elementi sopracitati. I bolidi presenti nel gioco sono 7, le armi sono 5, armatura ed elementi aerodinamici li migliori solo 2 volte, i colori sono quelli base e le skin sono 2 per veicolo.

Diciamo che il gioco non fa della varietà un punto di pregio, ma vi sono caratteristiche sufficienti a garantire molte ore di divertimento. Le mappe, invece, sono un po’ pochine e questo dettaglio purtroppo è determinante, in quanto potrebbe presto subentrare l’effetto monotonia che porterebbe il giocatore alla noia.

“1000 modi per morire” 

Un aspetto decisamente a favore di questo titolo è la varietà delle modalità di gioco. Si comincia dalla classica “battle race“, ovvero una semplice gara con lo scopo di vincere in cui ritroviamo tutti gli elementi del gameplay. Segue la corsa “Survival“, in cui lo scopo è quello di sopravvivere: No respawn, no riparazioni ma hai un dato numero di giri per eliminare tutti ed arrivare primo. Si procede con la “Elimination“, nessuna particolare novità in questo tipo di gara, semplicemente, ad ogni giro, l’ultimo viene eliminato. Ci si può cimentare anche nella “Time Trial“, ovvero la classica modalità a tempo. Un’altra variante è la “Clean Race“, ovvero una corsa nuda e cruda, nessun’arma disponibile, solo le proprie abilità e la velocità. “Duel” invece è il duello con un solo avversario dove tutto è concesso, mentre una modalità molto interessante è “Showdown“: in queste gare c’è una regola che varia da corsa a corsa, ad esempio può capitare che una gara conceda la guida di un solo determinato veicolo o l’utilizzo di una determinata arma e via dicendo.

Un’aggiunta gradita e utile alla longevità generale sono le “sfide“. Esse consistono nello stabilire record personali in attacchi a tempo, giri più veloci in circuiti tappezzati di mine e gare dove si devono abbattere più barili possibile, in tre minuti. Ogni tipologia ha sei sfide per tre mappe, per un totale di 18 prove per 3 tipologie, non male affatto, peccato però che siano piuttosto ripetitive. Difficilmente ci passerete troppo tempo, soprattutto per il fatto che non esistono classifiche online da poter scalare.

“Houston, abbiamo più di un problema”

Tocca premere qualche tasto dolente però, in quanto il gioco non è affatto esente da difetti. Partiamo col dire che il comparto tecnico non spicca sotto nessun aspetto, infatti l’impatto visivo è sufficiente all’immedesimazione parziale, ma nulla più.

Il problema maggiore però, sta nel comparto sonoro, la cui musica di sottofondo è monotona e poco accattivante. Forse qualche soundtrack un po’ più aggressiva d’accompagnamento sarebbe stata una scelta azzardata, ma tutto sommato vincente. Un altro aspetto fastidioso però, è il fatto che le auto sembrino più delle macchine radiocomandate. Non esistono marce, i motori rombano tutti con lo stesso sound e nulla ricorda l’utilizzo di un bolide da gara… Azzarderei dire che a questo punto sarebbe stato a mio parere più opportuno e decisamente più originale, implementare queste ultime che dei veicoli semi-realistici. Basti pensare a Re-Volt, titolo per PlayStation di Acclaim.

Infine, la mancanza di una trama spinge il titolo ad essere abbandonato molto presto, poiché manca quella “spinta” che porti il giocatore a spolpare il videogioco. La mancanza non è sopperita da alcuna aggiunta e questo non può che giocare a sfavore di questo gioco.

In conclusione, Valentin Ciampuru, lo sviluppatore, ha svolto un buon lavoro generale, peccato solo per qualche scelta non proprio ottimale. Ci sentiamo di consigliare il titolo a tutti coloro i quali stiano cercando un genere di guida arcade semplice e diretto, oppure ai giocatori che vogliono semplicemente divertirsi un po’ con la combo perfetta auto+armi.

Il gioco inoltre strizza l’occhio ai più testardi che amano le sfide un pò più ardue del normale, in quanto la difficoltà non è per nulla banale.

Vi salutiamo ricordandovi che Battle Riders è disponibile da oggi, 26 aprile su Steam al prezzo di 9,99, ma ci sarà uno sconto del 15% al lancio ed ulteriori tagli e sconti nei prossimi mesi. Il prezzo e gli eventuali sconti valgono l’acquisto, pertanto, approfittatene!

Vi lasciamo il link al gioco su Steam qui.

Battle Riders

6.3

Gameplay

7.0/10

Grafica

6.0/10

Sonoro

5.0/10

Longevità

7.0/10

Pro

  • Frenetico e divertente
  • Armi e motori

Contro

  • Il comparto sonoro
  • Manca una trama
  • Poche mappe
  • Un pò di ripetitività generale

Davide Battiston

Laureando in Design e Comunicazione Visiva, da sempre nutro passione per i videogiochi, i film e le serie tv. Cosa mi incuriosisce di più? Decisamente il lato artistico.

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