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Yooka-Laylee: un sensibile camaleonte ed una graziosa pipistrellina riportano in àuge il minimalismo anni ’90 – Recensione

Yooka-Laylee

Dopo una fruttuosa campagna crowdfounding su Kickstarter i “ragazzi” di Playtonic Games hanno finalmente pubblicato, grazie a Team 17, il platform Yooka-Laylee, erede spirituale di Banjo-Kazooie e Banjo-Tooie degli inglesi RARE, di cui troviamo in questa nuova software house molti sviluppatori.

Dopo aver completato la trama principale in circa 22 ore, nella versione PlayStation 4, ecco finalmente la nostra recensione di questo platform old-style molto esplorativo, che è disponibile dallo scorso 11 aprile anche su PC (via Steam) Nintendo Switch e Xbox One.

Da Banjo e Kazoo ad Ukulele, (la pronuncia del nome in americano dei giochi) diversi strumenti per una melodia intrecciata

Il titolo è giustamente considerato l’erede spirituale dei capolavori anni ’90 di RARE, perché li ricorda non solo nella scelta del nome e della bizzarra coppia, ma anche in molte fasi di gameplay e in riferimenti sparsi qua e là, dove gli occhi attenti dei giocatori sapranno trovarli, tra dialoghi, situazioni ed alcune mosse dei nostri protagonisti.

Yooka-Laylee è un platform classico che ci permette di esplorare largamente 5 differenti mondi molto diversi l’uno dall’altro, con un set di mosse ed abilità apprendibili mano a mano nel progredire dell’avventura, che incrementa di difficoltà in maniera lineare e costante, mantenendosi punitiva senza diventare mai frustrante, che ha come protagonisti il camaleonte (scambiato per una lucertola) Yooka e la piccola pipistrella viola Laylee.

Ma procediamo con ordine e cominciamo con la trama: il malefico industriale Capital B, una corpulenta ape, sta risucchiando grazie ad uno strano marchingegno, costruito dal suo assistente (una strana papera), tutti i libri del mondo, per possedere così tutta la conoscenza ed il sapere. Tra i libri che vengono risucchiati c’è anche il tomo magico di Laylee, che stava prendendo il sole con l’altro protagonista, Yooka, di cui però le pagine dorate si staccano e si sparpagliano.

Una volta partiti alla ricerca delle pagine e fatta la conoscenza del serpente Trowzer, che durante l’avventura ci venderà le nuove abilità in cambio di alcune piume (che saranno 200 in ogni mondo del gioco), verremo a conoscenza del piano della cattivissima ape, che vuole impadronirsi del mondo grazie al potere delle Pagie, le pagine dorate ed animate del libro della pipistrellina, ed entreremo in quello che è in pratica l’hub centrale del gioco, le Torri d’Alveorio, quartier generale di Capital B.

Le Pagie ci permettono di sbloccare dei grandi tomi, i mondi di gioco, e una volta raccolte di ingrandirli ulteriormente. Inizialmente infatti nelle varie ambientazioni saranno presenti alcune strade bloccate, piattaforme irraggiungibili e aree non esplorabili, che solo una volta ottenuto il numero di pagine sufficienti sarà possibile “upgradare”.

Ovviamente al giocatore viene data una certa libertà, e si può decidere di restare molto tempo in ogni “mondo” per raccogliere i tanti collezionabili e scoprirne ogni segreto e citazione, oppure di progredire nella trama principale appena se ne ha la possibilità, sbloccando il tomo successivo. Le ambientazioni sono abbastanza varie così come gli enigmi e le quest secondarie, si passa da una foresta tropicale ad un mondo completamente ghiacciato e ad uno strano casinò, tutti molto colorati e ricchi di attività e mini-giochi.

Un gameplay classico con la tipica struttura consolidata da “Collect-a-thon”

Come tutti i platform “Collect-a-thon”, che richiedono un’esplorazione approfondita per ottenere tutti gli oggetti e i collezionabili disponibili nei mondi di gioco, all’inizio dell’avventura avremo a disposizione solo una manciata di abilità, che basteranno giusto a “barcamenarsi” nel livello iniziale e nei primi corridoi della Torre/hub. Come detto poche righe sopra, però, il serpente Trowzer nel corso dell’avventura ci venderà (e di rado regalerà, ma è piuttosto “genovese” il sibilante venditore) le abilità necessarie a sbloccare e superare ogni tipo (o quasi) di difficoltà o enigma. Il serpente sarà disponibile sempre nelle sale della Torre e in un punto preciso di ognuno dei cinque mondi di gioco, e con il giusto numero di Piume ci offrirà le nuove abilità. Le mosse sono tutte sia divertenti che funzionali e ai giocatori è offerta la libertà di sbloccarle nell’ordine che vuole. Anche qui gli sviluppatori si sono sbizzarriti e hanno dotato il nostro improbabile duo di ultrasuoni capaci di svelare alcuni segreti e d’interagire con alcuni pulsanti (e stordire i nemici e frantumare i vetri) alla possibilità di mangiare particolari frutti o altri oggetti, ma preferisco non entrare troppo nel dettaglio per non spoilerare l’intera esperienza. Vi basti sapere che come in tutti i giochi di questo tipo, le abilità acquisite sbloccano di fatto nuove possibilità d’approccio a situazioni che prima sembravano impossibili.

Ad aggiungere varietà al gameplay poi si aggiungono le mod, una serie di potenziamenti permanenti attivabili da un’improbabile venditrice (anch’essa disponibile in tutti i mondi e nella Torre) e le esilaranti trasformazioni del nostro duo grazie ad uno strano marchingegno creato dalla dottoressa Puzz, scienziata ex-dipendente del nostro capitalistico villain che vuole rovinare i suoi piani malefici. In ogni mondo sarà disponibile una trasformazione che permetterà di interagire in maniera del tutto nuova con lo scenario e con i personaggi non giocanti.

Oltre alle sfide con altri personaggi, sono disponibili delle vere e proprie sale giochi, in cui potremo giocare a delle parodie di giochi famosi e ad alcuni livelli arcade interessanti, utili soprattutto per calmare i nervi dopo un passaggio particolarmente intricato. Yooka-Laylee infatti ha ereditato dai platform anni ’90 anche un livello di sfida piuttosto elevato per gli standard attuali del genere, con alcune situazioni (e anche alcune boss fight) che richiedono più tentativi (o svariati in base alla vostra abilità) per arrivare al successo.

Il sistema di controllo in generale non è precisissimo e l’aiuto di una telecamera non sempre perfetta aumenteranno in alcune sporadiche occasioni il numero di tentativi richiesti per determinati salti o sequenze, ma tutto sommato sono caratteristiche che rendono ancora più simile ai titoli che hanno ispirato (e a cui hanno lavorato precedentemente) gli sviluppatori.

Il gioco offre comunque almeno una ventina d’ore di contenuti, necessarie per accumulare le pagine richieste per poter affrontare Capital B nella battaglia finale, che diventano una trentina contando tutte le attività secondarie della produzione, longevità di tutto rispetto per una produzione con un budget piuttosto ridotto, rispetto ai colossi dell’industria.

Coloratissimo e variegato ma non perfetto

Dal punto di vista grafico la produzione di Playtonic è ben fatta, in generale però le texture dei mondi di gioco e la modellazione dei personaggi e degli ambienti stessi non raggiunge di certo l’eccellenza; Yooka-Laylee è comunque molto piacevole da vedere e anche da ascoltare. I personaggi, sia principali che secondari, sono ben caratterizzati e spassosi e anche i nemici si sposano perfettamente a livello artistico con gli ambienti di gioco.  A livello artistico e di level design comunque la produzione è davvero ottima e le mappe di gioco sono intricatissime e piene zeppe di easter egg, cammei, citazioni e segreti da scovare.

La colonna sonora, a livello di brani ed effettistica è molto ben realizzata, con il contributo di parecchi veterani dell’industria, David Wise, Steve Burke e Grant Kirkhope; il doppiaggio invece è assente “giustificato”. I personaggi infatti non parlano ma “bofonchiano” strani versi incomprensibili, mentre i dialoghi sono lasciati ai sottotitoli, presenti in italiano e di ottima fattura. La traduzione riesce non solo a cogliere tutte le sfumature ironiche ed onomatopeiche nella nostra lingua, ma anche a far notare le moltissime citazioni agli occhi più attenti, e merita davvero una menzione speciale.

In conclusione Yooka-Laylee è un tuffo nei platform 3D degli anni ’90, cosa che lo rende consigliato a tutti i giocatori che possono apprezzarne il valore ed il senso di sfida: è un titolo perfetto per chi vuole esplorare tutte le location a fondo più volte man mano che si acquisiscono nuovi poteri ed abilità e sconsigliato a chi cerca invece un gioco veloce, facile e con scelte di level-design che rendono l’esperienza una sorta di “mordi e fuggi” pilotata dagli sviluppatori. Un ottimo tributo ai lavori di RARE, Banjo-Kazooie ed il suo sequel in primis, che permetterà anche alle nuove generazioni di potersi approcciare ad una tipologia di platform che andava molto di moda ai tempi di Nintendo 64.

*Versione testata: PlayStation 4 fornita dal publisher

Yooka-Laylee

7.8

Gameplay

8.0/10

Grafica

7.5/10

Sonoro

8.0/10

Trama

7.0/10

Longevità

8.5/10

Pro

  • Mondi vari e coloratissimi con tonnellate di collezionabili/sfide
  • Personaggi ben caratterizzati
  • Artisticamente ispirato ai classici RARE anni '90

Contro

  • Qualche problemino con la telecamera
  • Comandi non sempre perfetti

Paolo Lorenzini

Editor in chief di Serial Gamer, dopo anni di gavetta su diversi portali videoludici ne crea uno nuovo perché crede in un'informazione libera ed obiettiva.

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