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Planescape: Torment: Enhanced Edition – L’Eterno Ritorno – Recensione

“Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore, piacere, pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione […]. Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato?”

Diceva così Friedrich Nietzche nella seconda metà dell’800, e giocando a Planescape: Torment un parallelismo con questo estratto dell’opera filosofo tedesco è stato uno dei miei primi pensieri.

Il titolo di Black Isle Studios, pubblicato per la prima volta nel 1999 e ora tornato prepotentemente sul mercato con una versione rimasterizzata chiamata Enhanced Edition, racconta infatti la storia (o una delle storie) del Nameless One, un essere eterno caratterizzato dall’incapacità di morire, poiché ogni volta che la sua vita giunge al termine, si ritrova costretto a viverne una nuova, partendo da zero e dimenticando completamente le precedenti esperienze. È dunque questa creatura senza nome che andremo a impersonare, tentando di comprendere la natura delle catene che ci legano a questo fato di tormento e come poter sfuggire a questo giogo di eterno ritorno. Durante la nostra ricerca si uniranno a noi molti e variegati compagni, che faranno compagnia al nostro Nameless One e alla sua fidata e irriverente “spalla”, il teschio fluttuante chiamato Morte.

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LA NON-VITA FUORI DAL MORTUARIO

Il gameplay è quello di un vastissimo RPG che molti titoli contemporanei hanno studiato e declinato in diverse maniere: dotato di una storia interessante e profonda e un arsenale a dir poco enorme di side-quest che si accostano all’intrigante missione principale, Planescape: Torment è stato forse tra i primi nel suo genere ad offrire ai giocatori questo tipo di esperienza videoludica, caratterizzata da una grande libertà decisionale sia per quanto riguarda alle azioni dei nostri eroi, sia ciò che concerne lo sviluppo del personaggio. Un vero e proprio gioco di ruolo ad ambientazioni dark fantasy, precursore di un genere che oggi spopola: quasi definibile profetico, se pensiamo che stiamo parlando di un gioco pubblicato il secolo scorso.

La narrazione passa principalmente attraverso lunghi dialoghi scritti su schermo, che, nonostante magari non riescano perfettamente a rendere al giocatore determinati stati d’animo e reazioni dei personaggi, facendoli apparire quasi freddi, daranno vita ad un ulteriore possibilità di personalizzazione della nostra avventura attraverso il sistema delle scelte di risposta multipla. Il rischio a cui questa scelta narrativa espone il gioco nel suo complesso però è quello della pesantezza: procedere attraverso la storia infatti richiede un’attenzione e una concentrazione continua ad ogni linea di dialogo, pena la perdita di importanti informazioni e punti di snodo della vicenda o del gameplay, (ammetto candidamente di essermi distratto, aver tentato di “skippare” un lungo dialogo e aver inavvertitamente modificato la classe di appartenenza del mio personaggio da guerriero a ladro. Chiamalo se vuoi, Karma). In complessiva comunque le scelte di lessico e la qualità delle parti scritte è ottima, curata e senza evidenti sbavature.

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L’OPPRESSIONE DEI PIANI

Le ambientazioni nelle quali la storia si snoda prendono a piene mani ispirazione dal multiverso presentato in Planescape, un campo di gioco per il celeberrimo board game Dungeon & Dragons. Facilmente intuibile dal titolo, la cosa sarà esplicitata più e più volte durante le nostre esplorazioni, dandoci l’impressione di stare guardando solo una minuscola parte di quello che è il vastissimo universo narrativo, e facendoci dunque sentire ancora più piccoli e spersi, in balia di oscure e ciclopiche forze soprannaturali che ci squassano in questo enorme e inconoscibile mondo.

Le atmosfere proposte sono mefitiche, spiccatamente darkeggianti e perfettamente in sincronia con gli elementi narrativi portati dalla trama. L’inizio della storia e il brevissimo “tutorial” che avviene all’interno della primissima area di gioco ci accompagna in un ambiente che sfiora il delirio necrotico, per poi aprirsi in qualcosa di pur sempre malsano, ma più arieggiato, infine ci porta a fare l’abitudine alla sensazione opprimente di oscurità (sia visiva che percepita attraverso una sensibilità che non si rifà ai cinque sensi), e a prestare la dovuta attenzione alla profonda e ispirata storia e alle tematiche che questa tratta.

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MORTE MAESTRA DI VITA

Parlando delle tematiche che Planescape: Torment tocca, e riflettendo brevemente sul periodo in cui oggi ci troviamo a vivere la video ludica in generale, è giusto dare l’adeguata importanza alla questione della Non-Morte: nel 2017 il genere dark-fantasy vede tra i suoi principali araldi la saga di Dark Souls, che la cosa piaccia oppure no. È interessante però vedere come il titolo di cui stiamo trattando in sede di recensione sia stato antesignano in molti aspetti riguardo a questo concetto, descrivendo lo stato in cui si trovano il Nameless One (così come tutti i protagonisti della saga di From Software) come una condanna: una situazione che di piacevole nulla offre, rischiando di portare i personaggi alla follia e alla disperazione. La non-morte è, benché ciclica, una contingenza innaturale e un vero e proprio Tormento sia per chi ne è affetto sia per il Cosmo intero.

Altro importante argomento è quello più classico dell’epica lotta contro il destino che viene descritto come un pesante fardello o un giogo. Questa è caratterizzata da un percorso irto di ostacoli, presentati tramite profezia nelle prime fasi del gioco, che andranno affrontati per raggiungere la risoluzione finale e la libertà, qualunque cosa essa significhi.

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Il prodotto che incarna Planescape: Torment merita già di per se molta attenzione per quello che ha significato, in maniera riconosciuta o meno, per lo sviluppo del suo genere di appartenenza, ma l’adattamento grafico e la rimasterizzazione compiuti per rendere il titolo appetibile anche sul mercato attuale sono un’ulteriore conferma di quello che è un progetto ben pensato: il comparto visivo gode notevolmente delle migliorie, ricevendo una vera e propria tirata a lucido che rende il gioco in questione meritevole del prezzo del biglietto.

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IL RITORNO, INFINE

È sempre difficile tentare di valutare un videogioco che riceve una rimasterizzazione, e anche in questo caso non è facile tirare le somme oggi per tutto ciò che riguarda Planescape: Torment, a quasi vent’anni dalla sua prima pubblicazione.

Quando nel 1999 il titolo di Black Isle Studios fu presentato, ricevette un’accoglienza tiepida sia dalla critica sia per quanto concerne le mere vendite; solo successivamente infatti la ferma validità di ciò che era stato esposto e i meriti delle evoluzioni che questo gioco aveva reso naturali sono stati riconosciuti da videogiocatori ed estimatori. Come abbiamo già detto in questi ultimi anni il genere Dark fantasy si è ampliato, ha acquistato profondità e ispirazione: è dunque questo il momento migliore per riproporre uno dei precursori di ciò che è tanto apprezzabile oggi.

Certo, si tratta sempre di un titolo ventennale, e per coloro che non lo affronteranno nella giusta maniera apparirà pesante e anacronistico a causa di un gameplay che nel tempo è molto cambiato per quanto riguarda al suo ambito; nonostante ciò i fan di vecchia data apprezzeranno sicuramente, e i giocatori che anche in ritardo vorranno avvicinarsi in maniera cosciente a Planescape: Torment Enhanced Edition e approfondire la loro cultura videoludica scopriranno che c’è anche del piacere nascosto nell’avere esperienza della Non-vita del Nameless One, e forse, a quella che dovrebbe essere l’ultima avventura del nostro protagonista, potrebbe seguirne un’altra ancora per puro diletto.

Planescape: Torment: Enhanced Edition

7.4

Gameplay

7.5/10

Grafica

7.5/10

Sonoro

6.0/10

Trama

8.0/10

Longevità

8.0/10

Pro

  • Trama profonda
  • Uno dei primi del suo genere
  • Momento giusto per la rimasterizzazione

Contro

  • Side quest ripetitive
  • Rischio di narrativa pesante
  • Sonoro inesistente

Pietro Ferri

Senior Editor di Serial Gamer, è un appassionato di videogames fin da tenera età. Si interessa con dedizione all'approfondimento di qualunque forma d'arte che riesca a trasmettergli emozioni

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