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Toukiden 2: uno Slayer a caccia di demoni – Recensione

Toukiden 2

Uscito lo scorso 21 marzo per PC (via Steam), PlayStation 4 e PS Vita, Toukiden 2 è il secondo titolo del brand di Omega Force e Koei Tecmo, dopo Toukiden: The Age of Demons, uscito nel 2013 per PSP e nel 2014 su PS Vita ed approdato poi in versione rivisitata e completa, con il nome di Toukiden: Kiwami, anche su PlayStation 4 nel 2015.

Come il suo predecessore, anche questo secondo capitolo è un JRPG atipico, classificabile nella sotto-categoria di cui il titolo più rilevante in occidente è Monster Hunter, che miscela in pratica elementi tipici dei giochi di ruolo nipponici a caratteristiche care ai musou. Toukiden 2 è ambientato in una sorta di Giappone feudale “alternativo” popolato da misteriosi e a volte giganteschi Oni, i demoni a cui dovremo dare la caccia per tutto il corso della nostra avventura nella produzione di Omega Force, e gli eventi narrati inizieranno cronologicamente a due anni dalla fine del primo capitolo della saga.

Slayer, demoni e botte da orbi

All’avvio del gioco verremo catapultati nell’era Meiji all’interno della città di Yokohama, sotto attacco da numerosi Oni che stanno letteralmente annientando la squadra di Slayer, cacciatori che difendono l’umanità dai mostruosi demoni, quando uno di questi “paladini”, il nostro protagonista, viene trasportato da un misterioso vortice nel villaggio di Mahoroba, dieci anni nel futuro.

Dopo una breve ma efficace personalizzazione del nostro personaggio principale scopriremo che anche nel futuro il popolo giapponese è assediato e braccato dagli Oni, in attesa dell’arrivo di un eroe in grado di salvarlo, che come avrete capito dovremo essere proprio noi.

Mentre l’originale Toukiden era praticamente un “clone” di Monster Hunter, in questa nuova produzione gli sviluppatori hanno pensato di adottare la scelta di un ambientazione open world, che garantisce maggiore varietà all’esperienza. Le ambientazioni sono varie e con differenti biomi, ma appaiono in generale piuttosto spoglie e alla lunga ripetitive, come le missioni secondarie disponibili in ogni parte del mondo di gioco.

Mentre le classiche missioni di caccia agli Oni saranno presenti, non saranno fondamentali per proseguire nella trama principale, legata invece a missioni molto più da classico JRPG. Non aspettatevi comunque un ambiente aperto simile a quelli di Skyrim o The Witcher 3: Wild Hunt, ma più somigliante alle classiche location da MMO, in cui fuori dalla città che funge da hub principale, troverete mostri da uccidere.

L’esplorazione è comunque limitata dal sistema di gioco, poco adatto ad una struttura di questo genere, e l’impossibilità di saltare anche il più piccolo dislivello costringe spesso a lunghi aggiramenti inutili degli ostacoli, ma nell’ambientazione sono presenti comunque molti segreti e tesori, oltre che oggetti utili per il crafting e per la costruzione di armi, armature ed equipaggiamento.

Alle quest principali e secondarie, che coinvolgeranno anche i vari armaioli e gli NPC presenti nel villaggio, si aggiungono le operazioni congiunte, dove saremo chiamati a fronteggiare delle orde di demoni supportando un’altra squadra di Slayer gestita dall’IA, che una volta sconfitta l’ondata nemica rimane in party con i nostri personaggi per un breve periodo, aumentando il numero e la potenza bellica del team.

Mano demoniaca, Mitama e nuove armi

Rispetto al predecessore è aumentata notevolmente la quantità di tipologie di armi a nostra disposizione, con ben 11 tipi diversi e ognuna con uno stile di combattimento personalizzato e le proprie combo: da spade a due mani, doppia spada, pugnali, fruste e lance è possibile trovare sicuramente l’arma più adatta al nostro stile o alla particolare situazione, senza contare che gli amanti del combattimento a lungo raggio potranno scegliere anche tra fucile ed arco.

Il combattimento rimane pressoché invariato, con dinamiche praticamente da musou, in cui potremo concatenare attacchi anche con i nostri alleati (fino a tre personaggi secondari gestiti dall’IA nella campagna in single player) ed utilizzare la principale novità, da questo lato, del titolo: la Mano Demoniaca.

Questo particolare accessorio “oscuro” ci permetterà di aggrapparci al bersaglio per avvicinarci rapidamente, sferrare attacchi da posizione sopraelevata, strappare arti e “sporgenze varie” dagli Oni e altre meccaniche sbloccabili man mano che progrediremo nell’avventura.

Gli scontri risentono solo degli svantaggi del genere da cui prende buona parte delle sue componenti, i musou appunto, risultando meno “profondo” di quello del suo diretto concorrente, Monster Hunter. Da segnalare anche alcune incertezze e pochissima varietà nelle animazioni degli Oni di dimensioni medie e grandi, che rendono meno fluide alcune parti delle battaglie.

Per rendere un pochino più variegato il combattimento, sarà possibile durante l’avventura raccogliere le anime di alcuni grandi guerrieri, i Mitama, che ci permetteranno di sbloccare determinate abilità speciali e miglioreranno le nostre combo con le armi. Il livello di sfida generale di Toukiden 2 è comunque molto basso, e sarà necessario solamente studiare bene i pattern dei nemici per sconfiggerli, e alcune volte la straordinaria efficacia degli alleati NPC non ci ha permesso quasi di partecipare a battaglie con pochi nemici a schermo, che venivano sterminati prima che riuscissimo a raggiungerli.

Torna, per chiudere il discorso del gameplay, anche il rito di purificazione, che permette di ottenere oggetti e accessori utili per il crafting ed il potenziamento di armi ed armature, che sarà necessario utilizzare su ogni cadavere (o parte del corpo smembrata) degli Oni di tutte le dimensioni: fortunatamente anche in questo caso i nostri compagni gestiti dall’IA lo faranno in automatico, permettendoci di “dimenticarcene” qualcuno senza troppi problemi.

Visivamente non spettacolare ma efficace e finalmente “diverso” da Monster Hunter

A livello tecnico, il gioco soffre un po’ della natura cross-gen, visto il lancio anche su PS Vita, e rimane sospeso in quel limbo, tipico nuovamente dei musou: il gioco fa il suo dovere anche graficamente, senza eccellere soprattutto nei filmati, quindi non aspettatevi la grafica di action AAA. La modellazione poligonale dei personaggi è abbastanza curata, ma le pochissime animazioni non rendono a livello visivo e non donano pathos all’invece ottimo doppiaggio giapponese. La colonna sonora è piacevole e gli effetti abbastanza curati, purtroppo però non sono presenti sottotitoli in lingua italiana e occorre accontentarsi di quelli inglesi, abbastanza semplici e comprensibili.

In conclusione, Toukiden 2 si dimostra un ottimo titolo per gli amanti degli “hunting game” come Monster Hunter, ed offre oltre 30-40 ore di gioco per completare la storia principale, che possono arrivare tranquillamente a più di 60 ore per tutti gli esploratori e i cacciatori di trofei.

Pur senza arrivare ancora ai livelli di Monster Hunter, gli sviluppatori hanno fatto un ottimo lavoro per cercare di “occidentalizzare” il titolo e renderlo molto appetibile, considerando che l’unico rivale non è disponibile su PlayStation 4 e PS Vita. Il titolo è piacevole e offre al pubblico europeo un’ulteriore scelta nel mercato dei JRPG, soprattutto vista la progressione della storia principale, che per dovere di cronaca impiega qualche ora ad ingranare, diventando più coinvolgente dopo il primo quarto di gioco.

Inoltre la modalità multiplayer cooperativa allunga la già buonissima longevità, consentendo di giocare con altri 3 amici alcune specifiche missioni, anche se forse, vista la struttura di Toukiden 2, il tutto poteva essere pensato come un MMO, consentendo di giocare la main story assieme ai propri amici. L’open world e la mano demoniaca rendono questo sequel molto più vario e profondo del suo predecessore, anche se l’esplorazione e le missioni secondarie sono rivedibili.

*Versione testata: PS4 grazie a copia fisica inviata dal publisher

Toukiden 2

7.6

Gameplay

7.5/10

Grafica

7.0/10

Sonoro

7.5/10

Trama

7.5/10

Longevità/Multyplayer

8.5/10

Pro

  • Open world inedito per il genere
  • Molte armi e personalizzazioni
  • Longevità davvero sopra la media

Contro

  • A volte ripetitivo
  • Comparto grafico cross-gen

Paolo Lorenzini

Editor in chief di Serial Gamer, dopo anni di gavetta su diversi portali videoludici ne crea uno nuovo perché crede in un'informazione libera ed obiettiva.

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