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Mass Effect: Andromeda – BioWare ci porta là dove nessun uomo è mai giunto prima – Recensione

Mass Effect: Andromeda Review

A distanza di cinque anni dall’ultimo capitolo della saga, BioWare ed Electronic Arts hanno riportato il loro brand sci-fi più famoso su PC e console con Mass Effect: Andromeda, uscito lo scorso 23 marzo su Origin, PlayStation 4 e Xbox One.

Le aspettative su questo titolo erano elevatissime e la stampa nazionale ed internazionale non ha lesinato critiche a questa produzione e, dopo oltre 60 ore di gioco nella galassia di Andromeda, quest’oggi vi portiamo finalmente anche la nostra recensione.

Nuova galassia e vecchie guerre

In Mass Effect: Andromeda vestiremo i panni di uno dei gemelli Ryder, Scott o Sara, circa 600 anni dopo gli eventi delle avventure di Shepard nella trilogia originale: gli umani, i Krogan, i Salarian, i Turian e gli Asari hanno dato vita all’iniziativa Andromeda, lanciando cinque Arche (una per ogni razza), gigantesche astronavi automatizzate in grado di mantenere in stasi criogenica migliaia di individui, per cercare di colonizzare una nuova galassia (che da il nome al gioco) e renderla abitabile.

Al nostro risveglio, che coincide con l’arrivo dell’Arca umana in prossimità dell’obiettivo, scopriremo subito che costruire una nuova casa sarà un compito tutt’altro che facile e faremo la conoscenza del principale nemico di questo quarto capitolo di Mass Effect, i Kett, una delle due nuove razze umanoidi introdotte in Andromeda, insieme ai meno bellicosi Angara, visto che con l’espediente iniziale a livello di trama, in pratica anche nella galassia inesplorata troveremo durante l’avventura le quattro razze che insieme agli uomini hanno affrontato il viaggio, che già avevamo imparato a conoscere nella trilogia originale.

I punti in comune a livello narrativo con la prima trilogia però si fermano qui e, a parte alcuni easter egg e qualche datapad, non ci saranno neanche riferimenti ai precedenti eroi guidati dal/dalla comandante Shepard, con buona pace di chi voleva più punti di collegamento.

Dopo il prologo che serve anche da tutorial, una volta giunti sul Nexus, il centro nevralgico dell’Iniziativa Andromeda nella nuova galassia, avremo modo di iniziare ad esplorare questa nuova e distante porzione di spazio con il ruolo di Pioniere, prendendo il comando della Tempest, la nave stellare che ci accompagnerà per tutta la durata dell’avventura, e che come nei precedenti capitoli sarà il luogo in cui passeremo la maggior parte del tempo non impiegato nelle quest principali e secondarie e da cui potremo prendere le decisioni.

Nelle prime ore di gioco sarà possibile sbloccare tutti e sei i personaggi secondari che prenderanno “dimora” sulla Tempest e potranno aiutarci (sempre al massimo in due, come nei vecchi Mass Effect) nell’esplorazione e nelle varie missioni e con cui potremo instaurare relazioni sentimentali (anche omosessuali).

A livello di ambientazioni giocabili, questa nuova produzione offre diversi mondi esplorabili in una nuova galassia composta da circa 40 sistemi solari. Attenzione però che i pianeti interamenti esplorabili saranno nei fatti meno di una decina, anche se abbastanza grandi, variegati e pressoché interamente esplorabili.

Molto più action/shooter, molto meno RPG

A livello di gameplay, questa nuova produzione BioWare, mostra fin da subito una spiccata predominanza degli elementi action/shooter rispetto a quelli più tipicamente da GDR, con una rinnovata, anche se non in meglio purtroppo, fase di esplorazione e scansione dei pianeti.

La parte “ruolistica” è limitata praticamente ai dialoghi a scelta multipla ma anche qui rispetto ai precedenti giochi del brand la differenza si nota subito; abbandonato il sistema eroe-rinnegato le nostre risposte saranno di quattro tipologie:  logiche, emotive, professionali e distaccate, che caratterizzeranno anche le varie “quest” amorose. In generale in tutti i dialoghi e nella trama generale si avverte comunque un’atmosfera diversa da quella ottenuta con i protagonisti della trilogia originale, più “scanzonata” e leggera, cosa che non aiuta ad affezionarsi veramente ai nuovi “eroi”.

Mentre la creazione del personaggio è abbastanza limitata e permette di scegliere i lineamenti del volto, il tipo di “classe” che determinerà i nostri punteggi base e poco più; la personalizzazione delle abilità nella progressione dell’avventure è molto libera e variegata, avremo infatti a disposizione 36 abilità divise in tre “rami” principali: Biotiche, Tecnologiche e di Combattimento, ognuna con sei livelli potenziabili con una ramificazione interna ulteriore, cosa che permette davvero di creare uno stile di gioco adatto per ogni occasione e per ogni tipo di giocatore.

I punti abilità verranno sbloccati man mano che accumuleremo esperienza e saliremo di livello, e saranno utilizzabili dove si vuole nelle tre macro-aree: potremo inoltre scegliere 3 skill attive che saranno quelle utilizzabili in battaglia e richiamabili con i tasti dorsali (L1, R1 e L1 + R1). Sbloccando abilità attive e passive si attiveranno anche dei profili da Pioniere, che offrono alcuni bonus specifici e che offrono ancora più soluzioni e varietà.

Anche i nostri compagni avranno un sistema simile di abilità a 6 livelli, limitate nel numero: sarà necessario completare delle missioni secondarie specifiche per riuscire a portare le skill dei nostri “compagni” al massimo ma non ci saranno molte altre possibilità di diversificare i nostri sei alleati.

Il sistema di combattimento è ben strutturato e strizza l’occhio a molti TPS usciti in questi ultimi anni, offrendo una copertura automatica dietro i ripari più “grandi” una volta estratta l’arma, funzionalità che nel complesso compie il suo dovere, pur con qualche imprecisione sporadica. Mentre il sistema di mira è ottimale e le armi credibili e abbastanza varie (pistole, fucili automatici, fucili a pompa e fucili di precisione oltre all’arma corpo a corpo), purtroppo il supporto degli alleati, seppur dotati di una discreta IA, è limitato a due semplici ordini richiamabili con le frecce analogiche (spostarsi verso un punto o tornare verso di noi). I compagni attaccheranno utilizzando le loro abilità e cercando di effettuare delle combo con le nostre skill attivabili, e potranno anche curare il protagonista.

I nemici hanno anche loro un’ottima IA e tenderanno a sfruttare abilmente le coperture, tenteranno di stanarci con aggiramenti e lanci di granate, ed offriranno un degno livello di sfida, anche se non sono presenti onestamente una varietà smisurata di villain diversi e le fasi di combattimento dopo le prime ore tendono un po’ alla ripetitività, nonostante mantengano frenetico il ritmo di questa produzione.

L’esplorazione dei pianeti in cui potremo sbarcare potrà essere effettuata a piedi oppure a bordo del Nomad, una versione 2.0 del Mako dei vecchi capitoli che ci permetterà, attraverso due modalità diverse di propulsione, di affrontare terreni pianeggianti e montuosi abbastanza facilmente. I pianeti inizialmente presenteranno molte zone pericolose, non solo per il numero di nemici sempre molto generoso, ma anche per le condizioni atmosferiche: il nostro veicolo purtroppo non sarà dotato di armamenti, ma ci consentirà di uscire e rimanere protetti dagli agenti atmosferici. La guida è abbastanza pratica e divertente, anche se in alcuni momenti abbiamo avuto alcuni problemi ad esplorare zone montuose dei primi pianeti, ma la personalizzazione è limitatissima. A parte alcuni potenziamenti difensivi e di miglioramento delle prestazioni, che si installeranno automaticamente una volta costruiti, e qualche abbellimento estetico infatti non saranno presenti altre opzioni.

I pianeti esplorabili sono di dimensioni generose e presentano una buona varietà di flora e fauna e mano a mano che li renderemo più vivibili si aggiungeranno nuove missioni secondarie, nonostante una certa ripetitività nel respawn dei nemici e nelle tipologie di costruzioni presenti nei vari ecosistemi.

Il crafting di materiali e risorse è strutturato, oltre alla raccolta classica manuale dei minerali e degli oggetti sparsi per gli scenari di gioco, con delle ricompense ottenibili periodicamente dalle capsule criogeniche che decideremo di sbloccare, di tipo militare, scientifico e commerciale, utilizzando i punti accumulati mentre colonizzeremo questa nuova galassia. Inoltre con lo scanner che l’IA interfacciata con il Pioniere ci fornisce, potremo analizzare forme di vita, rocce, costruzioni e reliquie aliene nelle nostre esplorazioni, ottenendo altri punti utilizzabili nella ricerca e nella costruzione di armi, armature ed equipaggiamenti, di diversa rarità.

Anche il Nomad permetterà, attraverso dei droni sganciabili durante la guida, di ottenere materiali preziosi dai pianeti esplorabili, così come l’analisi di anomalie e relitti sparsi nei vari sistemi solari o con l’analisi di alcuni pianeti. Purtroppo la fase di scansione dei pianeti su cui non è possibile sbarcare è molto noiosa e poco utile ai fini del crafting, anche se ricca di particolari che impreziosiscono la già nutritissima lore, sparsa nei datapad di tutta la nuova galassia di Andromeda.

Prima di scrivere questa recensione ho voluto terminare la campagna principale e, dopo circa 60 ore, sono a poco più del 50% complessivo del gioco, che ovviamente offre la possibilità di continuare l’esplorazione e le tantissime quest secondarie, anche una volta terminata la trama primaria. In termini quantitativi di sicuro questo Mass Effect: Andromeda non si può certo dire che abbia deluso le aspettative.

Non è tutto oro quel che luccica

A livello tecnico Mass Effect: Andromeda presenta forse il miglior (almeno a livello action) gameplay della serie, ma a livello grafico-visivo alcune scelte degli sviluppatori mi hanno lasciato un po’ perplesso. Mentre potremo ammirare, soprattutto sui pianeti esplorabili, alcuni scorci, panorami e location particolarmente ispirati a livello artistico e davvero ben realizzati, tutta la produzione manca di quel “guizzo” in più a livello grafico ed ha, oggettivamente, una quantità di bug (sia durante il gameplay che durante le cut-scene) piuttosto fastidiosa, almeno sulla versione Xbox One da noi provata.

Al di là delle animazioni facciali che effettivamente in alcuni casi rovinavano un po’ il pathos della situazione, problema parzialmente sistemato dalla patch rilasciata nei giorni scorsi, e alcuni bug fastidiosi (esplosione improvvisa del Nomad per un rimbalzo sulle rocce, respawn dei nemici “in cielo”, personaggi che si bloccano dietro una pietra durante l’esplorazione…) l’esperienza di gioco non risulterà comunque mai pesantemente danneggiata, e il titolo è comunque molto valido e vario.

In alcuni momenti ho avuto la sensazione che alcune “feature” e anche diversi scenari del gioco siano stati sviluppati ed inseriti piuttosto frettolosamente, e una generale mancanza di cura dei dettagli, di cui vi spiego qualche esempio rapidamente per farvi capire cosa intendo:  durante l’esplorazione abbiamo incontrato alcuni NPC completamente immobili sullo sfondo che permangono statuari in alcune stanze del Nexus, gli spostamenti spaziali a bordo della Tempest non vi mostreranno l’astronave ma solamente un’animazione sempre uguale di avvicinamento all’obiettivo/pianeta, che unita alla scarsa varietà visiva dei sistemi solari rende tutta l’esplorazione spaziale abbastanza ripetitiva dopo una manciata di ore.

Di contro il frame-rate non ha mai presentato dei cali vistosi, nemmeno nelle situazioni più concitate ed il doppiaggio inglese è davvero di ottima fattura e aiuta nella caratterizzazione dei personaggi, seppur con qualche labiale non perfettamente sincronizzato. Il tema principale, a livello musicale, è molto azzeccato e vi entrerà letteralmente in testa, ma la colonna sonora generale seppur ampiamente nella sufficienza non è particolarmente memorabile.

I sottotitoli in italiano sono di buona qualità a livello di traduzione ma sono piccoli e non personalizzabili, cosa che potrebbe non permettere una perfetta fruizione per gli utenti in difficoltà con la lingua inglese.

Il multiplayer è molto divertente, e permette di affrontare in PvE missioni in co-op con altri giocatori, aumentando di fatto una già ottima longevità del titolo, e troverete maggiori dettagli in uno speciale dedicato alla componente multigiocatore che troverete sulle nostre pagine nei prossimi giorni.

Un’occasione sfruttata a metà

In definitiva, Mass Effect: Andromeda è un ottimo titolo action molto frenetico, che abbandona qualche elemento RPG rispetto al passato per aggiungere profondità ai set di abilità personalizzabili dedicati al combattimento, con un’ottima componente da shooter con coperture e forse il gameplay migliore (sotto questo punto di vista) dell’intera saga sci-fi.

Qualche bug di troppo, alcune incertezze grafiche e scelte non felicissime degli sviluppatori, soprattutto sull’esplorazione spaziale che risulta essere noiosa dopo pochi sistemi solari, non rendono questa produzione un capolavoro intramontabile e la trama principale e soprattutto i nuovi eroi non reggono il confronto con l’equipaggio della Normandy del Comandante Shepard, ma è di sicuro un ottimo punto d’inizio per un’eventuale nuova saga e stiamo comunque parlando di un titolo ampiamente sopra la media, soprattutto a livello di longevità e quantità dei contenuti rispetto alle altre produzioni sci-fi di questo tipo.

Con le oltre 100 ore di gioco necessarie per completarlo al 100%, mi sento di consigliare Mass Effect: Andromeda a tutti gli amanti della fantascienza e degli action/TPS, visto che è un titolo perfettamente fruibile anche dai neofiti della saga, e ai fan affezionati del brand, a patto che accettino più di un compromesso e non pretendano di ritrovare la stessa epicità e caratterizzazione dei protagonisti della trilogia originale, lontana anni luce a livello narrativo da questa nuova produzione.

Solo il tempo potrà dirci se BioWare riuscirà a fare tesoro dei propri errori e a dare vita ad una nuova saga, incentrata sulla galassia di Andromeda, dello stesso livello narrativo dei primi tre Mass Effect e se i fratelli Ryder riusciranno a prendere il posto o almeno affiancare Shepard e la sua ciurma, nel cuore dei videogiocatori.

Mass Effect: Andromeda

8.2

Gameplay

8.5/10

Grafica

8.0/10

Sonoro

8.0/10

Longevità/Multiplayer

9.0/10

Trama

7.5/10

Pro

  • Galassia credibile e vasta
  • Gameplay tra i migliori della saga
  • Combattimenti frenetici e ben strutturati
  • Oltre 100 ore di contenuti tra missioni principali e secondarie

Contro

  • Pochi pianeti esplorabili
  • Missioni secondarie alla lunga ripetitive
  • Qualche bug e imprecisione grafica di troppo

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Paolo Lorenzini

Editor in chief di Serial Gamer, dopo anni di gavetta su diversi portali videoludici ne crea uno nuovo perché crede in un'informazione libera ed obiettiva.

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