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Drawn to Death – Tra proiettili e parolacce – Recensione

Drawn to Death

Per tutti c’è stato un momento in fase adolescenziale dove, colti dalla noia, durante qualche lezione non particolarmente interessante, si scarabocchiava sul quaderno o sul libro, dando vita ai più disparati disegni.

Proprio questo è il concept su cui si basa Drawn to Death, uno sparatutto frenetico in terza persona, sviluppato da SIE San Diego Studio e The Bartlet Jones Supernatural Detective Agency, che tenta di differenziarsi dagli shooter di oggi grazie ad una componente artistica scanzonata, piena di eccessi, con battute volgari e un design a volte spinto oltre ogni limite.

Sarà riuscito Drawn to Death a dare quel quid al giocatore per essere considerato diverso da altri sparatutto simili? Vediamolo insieme.

FRENESIA ADOLESCENZIALE

Appena entrato nel mondo di Drawn to Death il giocatore verrà sbalzato in un agglomerato di disegni e parolacce che si uniscono grazie alla mente di un adolescente che riporta tutto quello che gli passa per la testa sui suoi appunti, con personaggi fuori di testa, armi senza senso e ambientazioni spesso condite da un no sense incredibile.

La nuova opera di David Jaffe è un arena shooter in terza persona ambientato tra pagine e disegni di un quaderno, in cui ogni cosa è realtà, all’inizio verrà chiesto al giocatore di svolgere un tutorial per impratichirsi; il tutto sarà gestito da un buffo “individuo”, una rana con un monocolo e una bombetta, creata dalla penna del giovane, che non perderà occasione per insultare e denigrare il giocatore.

Una volta conclusa questa parte iniziale si entrerà nel gioco vero e proprio: fin da subito avremo la possibilità di scegliere uno tra sei distinti personaggi, ognuno con le proprie caratteristiche e mosse personali, le scelte possibili saranno completamente assurde e no sense, andando da Johnny Savage, un chitarrista punk, ad Alan, un folle individuo con una testa da ratto, passando per NinJaw, uno squalo con il corpo da donna.

Ogni personaggio possiederà una mossa peculiare che gli permetterà di ribaltare lo scontro appena sarà disponibile, anche queste avranno poco di normale con chitarre sfruttate per evocare mostri, ancore scagliate verso i nemici e un cappello con lame celate.

Oltre alle peculiarità ed alle abilità degli eroi, sarà possibile equipaggiarli con due armi iniziali e una granata, più un set di tre rifornimenti sul campo reperibili nelle varie partite come drop in alcuni punti della mappa; anche qui la folle creatività la fa da padrone, dato che si potranno usufruire delle armi più incredibili, da un normale AK (rinominato AKazzo47) a Dan “Palla avvelenata”, un mezzo busto in grado di lanciare sfere addosso agli avversari, da una sorta di Snes in versione nuova e usata da Scotty, un piccolo drago in grado di sparare palle di fuoco con la pressione dei grilletti posteriori del pad, finendo con le due scimmie lancia bombe ed escrementi e l’incredibile Zio Joe, una tomba lancia cadaveri.

Inoltre, ad un certo punto della partita, si potrà richiamare “la mano” una gigantesca mano che permetterà di sparare, schiacciare e pestare i propri nemici arrecandogli danni inauditi, permettendo di cambiare le sorti dello scontro.

Come avete potuto notare non c’è nulla di ordinario in questo gioco, ovviamente per sbloccare tutte le armi bisognerà giocare sempre di più, dato che ogni sblocco richiederà una chiave caricabile con il sangue, ossia l’esperienza accumulata dopo ogni partita; quest’ultima sarà davvero difficile da guadagnare, perché dopo ogni scontro si riempirà una piccolissima parte della figura, questo purtroppo orienta il gioco alle solite microtransazioni per sbloccare facilmente le armi e le skin disponibili.

Qui è presente una delle più grandi pecche del gioco in quanto alcune armi sono troppo sbilanciate, portando il giocatore ad usare sempre le solite e impedendo l’uso di tutto l’arsenale a disposizione, che verrà ristretto solo a quei due o tre lanciarazzi con danni esagerati.

Una volta scelto il personaggio e l’equipaggiamento di quest’ultimo si potrà entrare in tre tipi di partite: esibizione, non classificata e classificata che verrà sbloccata dopo le prime partite nella precedente; queste tre tipologie si ramificheranno in quattro modalità principali, i classici tutti contro tutti e i deathmatch a squadre, e due modalità particolari.

Una sarà rissa, un peculiare uno contro uno in cui i giocatori avranno il 300% di vita inizialmente e dovranno darsi battaglia finché uno dei due non arriverà a quattro round vinti; la seconda invece, donatore di organi, sarà una sorta di uccisione confermata in cui il giocatore dovrà tenere all’interno di una determinata zona gli organi, ottenibili sia raccogliendoli dalla mappa sia uccidendo l’avversario e rubando quelli che possedeva.

Da notare la differenza tra non classificata e classificata, dato che in quest’ultima i punteggi, soprattutto in deathmatch, varieranno con la perdita di punti ogni morte e l’acquisizione di un doppio punteggio ogni uccisione.

Per ora le modalità sono davvero poche e soprattutto non c’è la possibilità di scelta tra quest’ultime dato che sarà tutto casuale e spesso si ricadrà nel giocare il solito deathmatch anche dopo tre o quattro minuti di attesa, inoltre spesso il matchmaking avvierà le partite in 2 contro 1 rendendo il tutto più difficile, anche se il giocatore senza compagno potrà godere di punti vita raddoppiati che obiettivamente però serviranno a ben poco.

SCARABOCCHI ARTISTICI

Lo stile di Drawn to Death è sicuramente fuori dal normale, una di quelle cose che rimangono impresse nella mente del giocatore, sia positivamente che negativamente.

Gli sviluppatori infatti hanno basato tutto il comparto artistico dell’opera sulla mentalità di un adolescente che, in preda alla noia delle lezioni, si sbizzarrisce sul suo quaderno, inizialmente adibito agli appunti, che scaturisce in un agglomerato di disegni e individui che si va ad unire nel gioco.

Come detto in precedenza, infatti, poche cose saranno sensate nel titolo di David Jaffe, e tutto si basa su schizzi fatti a penna su fogli di carta che vanno a comporre le arene, disegnate discretamente, con un level design abbastanza vario ma povere, sia di numero sia di contenuti, dato che alcune saranno costituite solo da travi o piattaforme di poco rilievo artistico e solo una o due hanno quel quid che le differenzia e le rende piacevoli.

Ottimo invece il design dei personaggi, caratterizzati a livello stilistico e con skin simpatiche anche se sbloccabili dopo un po’ di ore di gioco; un plauso va alle armi, folli come tutto il gioco, che riescono a strappare spesso un sorriso grazie al loro design.

Le musiche di sottofondo non sono moltissime ma sono quelle tipiche di un adolescente, con quel rock e metal spinto che danno la carica prima di un match all’ultimo sangue.

OCCASIONE SPRECATA

Drawn to Death è un titolo che di sicuro non è adatto a tutti i palati, anche per colpa del suo umorismo, a volte troppo marcato e ripetuto, che rischia di essere fastidioso dopo un po’ di tempo passato nel gioco.

Il titolo di The Bartlet Jones Supernatural Detective Agency ha sicuramente alcune frecce al suo arco, come la frenesia degli scontri, il design delle armi e dei personaggi che lo rendono un gioco molto spassoso e scanzonato, adatto a quei videogiocatori che vogliono staccare un po’ con la realtà per buttarsi a capofitto in un mondo completamente assurdo e privo di senso, sparando ad ogni cosa in movimento.

Purtroppo il tutto è minato da un gameplay condizionato da armi nettamente senza equilibrio e da una povertà di contenuti soprattutto guardando mappe e modalità, quest’ultime penalizzate da un matchmaking mal fatto che consente di rado la ricerca della partita preferita, non avendo una differenziazione delle varie modalità ma lasciando tutto al caso; per non parlare dell’attesa per trovare una partita che spesso risulta molto lunga e snervante.

Il tutto si potrebbe riassumere per ora in “occasione persa”, dato che alcune peculiarità rendono il titolo interessante ma non riescono ad emergere e a spingere il gioco ad un livello più alto.

Drawn to Death

6.1

Gameplay

5.0/10

Grafica

7.0/10

Sonoro

6.0/10

Longevità/Multiplayer

6.5/10

Pro

  • Stile
  • Armi e personaggi caratterizzati
  • Divertente

Contro

  • Armi sbilanciate
  • Favorite le microtransazioni
  • Matchmaking

Alessandro Reppucci

Senior Editor e responsabile YouTube di Serial Gamer, da sempre innamorato follemente dei videogames, dai 5/6 anni in poi ha macinato giochi su giochi di ogni genere.

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